Per non turbare troppo la nostra morale ( ebbene sì siamo due moralisti del cazzo, e Yin lo è letteralmente ), prima di inserire il prossimo post in pure stile Yang, e infangare così il saluto a Lucio, abbiamo deciso di inserire un cuscinetto. Un'intercapedine fra il sacro e il profano. Un materasso fra il palo e la frasca. Beccatevi allora sta chicca che credo in Italia sia misconosciuta ai più. Almeno a me lo era fino a ieri, quando, perso su youtube a godermi le gag concettual-demenziali di "Portlandia" ho scoperto la sigla di questi sketch americani, e ne sono rimasto incuriosito. Si sentivano solo 3 o 4 secondi di un giro di basso e di un accordo ( vedi il filmato dello sketch ) Ma tanto bastava a Yangaccio a captarne il potenziale orgasmo uditivo. E' andata a finire con me sull'Apple Store che cacciavo circa 9 euro per rimpinzarmi i padiglioni auricolari di un suono che pare provenire da un luogo dove vige per legge l'estate perenne. Immaginate una foto fatta coi colori bruciacchiati di Instagram. La sensazione è quella: sonorità e sinth che si ispirano agli anni 80, ma senza scimmiottarli come va tremendamente di moda da qualche anno. Sembra di sentire i Dream Academy ( chi li ricorda? io li amavo ) gli Scritti Politti, e tutta quella robina che era quel tipo di pop sofisticato e sopraffino in cui si era persa una certa new wave, fino ai mitici "Notwist". Musica che coi suoi riverberi, echi, voci e suoni ovattati, vi farà brinare il gomito sinistro; poiché la musica dei Washed Out ( finalmente l'hai detto il nome ) non si può che sentire in infradito e gomito fuori dal finestrino. E pazienza se il freddo mattutino vi fa venire il mal di gola. La primavera è dietro la prossima curva. Arrivateci col giusto spirito.
( il titolo del post vi linka direttamente su iTunes per sentire ed eventualmente scaricare la loro musica )
ps: il disco è dell'estate del 2011, sconsiglio di fare i brillantoni coi vostri amici hipsters.
pps: Portlandia è una serie che consiglio, e che ha come obiettivo principale demolire la filosofia chic-off dei fighetti alternativi che sono proprio gli hipsters. Metto anche un episodio della serie per capire lo stile. Check it out, dudes! ( OMG! sono così out… )
Rieccoci con la fisiognomica! Dopo gli anulari, i denti. Allora: l'altro giorno sono stato dal dentaio a fare l'igiene orale periodica. Che poi... periodica un cazzo! Malgrado le legittime reprimende di questi ricconi, e il conseguente senso di colpa, uno dal dentiere ci va solamente quando i denti fanno male. Siccome i denti non mi fanno male da anni - scongiuri - ho vissuto quella giornata come una sorta di palingenesi mistica. E mentre ero seviziato da questa virago in tutina verde e perso fra gli effluvi di anestetici e paste otturatorie varie mi è tornata alla mente una mia teoria: I denti del giudizio. E' sempre stata una mia fissa l'idea che si chiamassero così perchè, spuntando in genere in età adulta, fossero uno dei segni della maturità. Della raggiunta saggezza. Ora, va detto che io non ho giudizio. Nel senso che da una panoramica ( la lastra che mostra tutta la dentatura ) fatta anni orsono, risultò che i miei denti del giudizio non sarebbero mai spuntati, ma sarebbero rimasti per sempre occlusi, celati dalla ciccia gengivale. Non è che abbia pianto alla notizia, giacchè farmi cavar molari è l'ultimo dei desideri. E anzi, andavo intimamente orgoglioso del fatto che sarei rimasto sempre un bambino scapestrato. Mi ci vedo proprio a 80 anni con la fionda che mi aggiro per i corridoi dell'ospizio per vecchi perva. Poi la strampalata tesi è andata chiusa in un cassetto assieme alla fata del dentino. Ma oggi su internet ho scoperto il braccialetto con macabro ex voto autoctono che vedete qua sotto... E ho scoperto pure che gli inglesi chiamano il dente del giudizio, "wisdom tooth". Cazzaccio! Anche loro lo chiamano dente del giudizio!?!? Io credevo fosse una menata italiana. Vuoi vedere che ci deve essere davvero un collegamento fra la saggezza e questo dentone che a un certo punto dolorosamente viene alla luce, lacerando carni e infrangendo sogni, per permetterti di mordere la dura realtà!? Molti se lo fanno togliere, sperando in una regressione, ma ormai l'innocenza è bell' e perduta. Invece la mia coglionaggine sarà vergine per sempre, grazie ai miei denti del giudizio occlusi. Non ci credete? Fate un pò come vi pare. Io intanto vado a farmi un birrino e un omogeneizzato! Gnè gnè gnè gnèèèè!!!
Yang
PS: Non credete ancora nella fisiognomica dentale?? Ascoltate allora i consigli di Yangaccio vostro:
i denti sono la prima cosa che una persona ostaggio dei propri ormoni dovrebbe guardare in una preda, maschio o femmina che sia. Denti, belli, bianchi, e sorriso luminoso significano inevitabilmente bella persona, sana, fuori e dentro. Difficilmente chi ha denti bianchi vi riserverà sgradevoli sorprese al momento di calargli le mutande.
Usate sempre questa precauzione prima di ficcare la testa in mezzo a gambe altrui.
Adesso potete sputare.
La Sinapsi ( poco ) malata: Mi pare il minimo citare il più folle dentista mai rappresentato al cinema dal grande Steve Martin ne "La Piccola Bottega degli Orrori".
Immaginiamoci un astronauta spedito a distruggere una cometa a migliaia di anni luce da noi. Le sue parole sarebbero più o meno queste: "Fra pochi minuti tenterò di distruggere la cometa. Quando voi mi starete ascoltando, la mia missione sarà già compiuta. Spero di uscirne vivo ". Dopo qualche istante vedremmo un puntino brillare e sparire. Solo dopo qualche giorno, quando il clamore della cosa sta gia svanendo, udiremmo l'urlo disperato dell'astronauta incaricato di distruggere la cometa minacciosa, che risuonerebbe in noi con una possenza evocativa enormemente più potente, proprio in ragione del ritardo con cui viene percepito.
E' così pure quando muore un amore. Quando ci chiediamo se il nostro amore sia ancora splendente, quando prendiamo consapevolezza dei dubbi sul suo stato, l'amore è gia morto. Se ci domandiamo se l'amore è morto, non ci sono dubbi: è morto. La domanda stessa è il suo certificato di morte.
Istantaneamente non è mai doloroso. E' una presa di consapevolezza che si svolge in una sorta di anestesia locale. Come sbucciare un arancia immersi in una trance, mentre tutt'intorno si scatena l'inferno. Un piccolo acufene, un ultrasuono, mentre castelli rovinano al suolo distrutti da uno sbadiglio di troppo.
L'urlo arriva solo molto dopo. La cognizione del dolore, come il titolo del libro del grande Gadda, arriva con una latenza talmente lunga, che lo spettro dell'effetto anestetico è svanito. Ci arriva addosso con tutto il suo carico di vuoto che annichilisce. Non c'è scampo da quel contrappasso.
Questa cosa pensavo stamani, immobile davanti allo specchio mentre non mi facevo la barba ormai davvero molto lunga.
Yang
La sinapsi ( poco ) malata: Cosa mi porta a mettere Patrick Watson che canta "Amara Terra Mia" di Domenico Modugno? Beh... E' un pezzo che parla di abbandono, e soprattutto sono un fanatico di Patrick Watson. E' talmente pieno di talento, simpatico e umile che mi fa prendere in considerazione di farmi gay. Stavo navigando sul Tubo godendomi le sue splendide canzoni ( se amate Jeff Buckley non potete mancarlo ), quando mi sono imbattuto in questa chicca fenomenale. L'atmosfera che è stata catturata in questo video è di una naturalezza che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. E poi... ma chi è quel ragazzo sullo sfondo che sfodera quel falsetto micidiale a metà del brano? Altro link che mi lega a Patrick è la barba. Ma la mia è più lunga.
Foto fatta nei cessi del parcheggio di Piazza Ghiberti a Firenze ( courtesy foto Reuters )
Questo è l'italiano di cui invece vado fiero. Mi piace la perentorietà intimista e intimidatoria. " Se lo vuoi nel culo, prepara 100 euro e lascia il numero ". Credo che solo i fratelli Coen, Carver e pochi altri siano capaci di una sintesi come questa. In una singola frase si concentra una potenza narrativa quasi sublime. Saper scrivere bene non è un compito per amanuensi onanisti ( che se lo menano, infatti ). Saper scrivere è saper comunicare. Saper comunicare è arrivare chiaramente al tuo interlocutore ( in questo caso chiamiamolo interCULOtore ). Senza dubbi interpretativi. In questa frase si concentra una storia, una vita. Gesti anonimi di ordinaria depravazione privata. Puzza di piscio e disinfettante. Cani che si annusano il culo. E quel consiglio finanziario è una meraviglia: "Prepara 100 euro". Come dire: " Tutto ha un prezzo. Vuoi il culo rotto? Allora risparmia sulle merendine per tuo figlio e fai morire di fame il canarino. Quando avrai messo da parte il gruzzolo torna qua, lasciami il numero, e il mio cazzo nodoso ti farà lacrimare di gioia. E mentre a pecorina te lo smanetterai sbanfando fra te e te su quanto sei frocio, ecco la schizzata calda che ti corroborerà le viscere, ecco l'aureola che sorgerà da dietro il cervelletto. Illuminando questo loco. Fugace lux aeterna.
Yang
ps: notare anche i numeri del 118 e del 112 e 113, scritti a penna da qualche tristo figuro incapace di apprezzare l'Arte della narrazione.
la sinapsi malata: ebbene sì, deve essere la mia pazzia che mi fa mettere in questo post un pezzo ENORME come "Passion" di Peter Gabriel ( colonna sonora de "L'ultima tentazione di Cristo" ). Sporcare in questa maniera un capolavoro musicale è tremebondo. Eppure... eppure... Quell'odore di piscio... Quello sporco... Sono pazzo e le dinamiche del mio cervello spesso sfuggono al mio controllo. Spero che qualcuno apprezzerà quel che intendo dire con questo brano. Perchè non lo dico cosa intendo e forse manco lo so. La bellissima copertina del disco però spiega moltissimo. Cercatela sul web. E poi questa cosa non va spiegata. Va Sentita.
nota bene: menù scritto con la macchina da scrivere!
Ci sono posti che trascendono la qualità intrinseca di quanto sono preposti a offrirti. Luoghi la cui energia, carisma, karma, prescinde tutto e fa risplendere di luce pura botteghe polverose, alberghi semidiroccati, trattorie fuori dal tempo, a cui mai ti sogneresti di chiedere un briciolo di virtuosismo culinario, di servizio, o di comodità in più. Certi luoghi sono avamposti magici. Risacche di realtà che si credevano disperse e che si reggono vive e vegete su una serie di equilibri inspiegabili. La Trattoria Sabatino è uno di questi posti. Firenze è stracolma di ristorantini tipici, eccellenti, buoni o terribilmente turistici. Sabatino è proprio accanto alla porta di San Frediano. Una specie di guardiola dislocata prima di entrare nella pancia della nostra bellissima città. Quando vai da Sabatino non vai certo per mangiare bene. E' pieno di posti dove si mangia meglio. Tant'è che la sconsigliamo agli amici extra cittadini: se uno viene da lontano, sarebbe da bastardi portarlo da Sabatino. Eppure... Eppure da Sabatino si sta bene. Alla grande. Da Sabatino si va per godere della compagnia dei commensali e della gentilezza soave del personale e dei proprietari. Guardi le facce di chi siede ai tavoli e ti fai un film. Ovvio che se tutto questo non fosse supportato da un pilastro enorme, il castello cadrebbe in mille pezzi. E da Sabatino la magia è... nei prezzi! Che sono ancora in lire!!! Nel senso dell'importo. Guardate la foto! Notate: Spaghetti al sugo ( che in fiorentino sarebbe il ragù ) 3, 80 euro! Spaghetti al pomodoro 3,80 euro... Ma guardate la riga sotto!!!!!!!!! Tagliatelle al sugo e al pomodoro 3,90!!!!!!!!!!!! 10 cent in più! Evidentemente perchè la pasta è più larga!?!? Perchè c'è l'uovo invece che solo il grano duro? E' fulminante questa cosa! E il vino? Un quarto della casa 1,10!!! ( non vogliamo manco sapere dove lo comprino ). Ora, non ci vuole un sociologo per sapere che Firenze è una delle città più care d'Italia. In qualunque altro posto in centro per uno spago al pomodoro ( che non sia precotto ) si sganciano come minimo 7 euro. Da Sabatino non c'è un solo piatto che costi 7 euro. Manco fra i secondi. Siamo convinti che qualcuno viene qui a mangiare perchè spende meno che facendo la spesa alla Coop. Fra comprare la pasta, la pomarola, scaldare la pentola dell'acqua, metterci olio, due foglie di basilico e il parmigiano, e poi lavare i piatti, e il tempo impiegato per fare tutto ciò, come è possibile spendere meno di 3euroe80? Eppure non è per il prezzo che passi sopra alla qualità del cibo, che per'altro è dignitoso. Non è semplicemente dire: "Ho mangiato male, ma ho speso poco..." Da Sabatino si va volentieri ogni tanto, ed è perchè si respira un energia positiva in questi posti. Ti mettono di buon umore. Ti metti a sedere a tavoli dove le tovaglie, verdi come lenzuola dei reparti rianimazione, sono coperte da cellophan ( d'estate è un bijoux sentire gli avambracci che si appiccicano ). Le sedie sono antidesign ( mod. Seggiola, design Anonymous Design ). Cottaccio in terra. Un bel salone con un sacco di posti a sedere. La gente è mediamente allegra. C'è il carrozziere e il notaio. Le impiegate e il pensionato. Qualche vecchio triste che conta ormai la sua vita in levare. Non c'è una sola cosa che sia pretestuosa. Non una cosa che non sia sincera. Come la pulizia immacolata di tutto il locale e dei bagni. Poi mangi questa pera cotta in forno con lo zucchero sopra, e quel castagnaccio che potresti mangiare dalla nonna... E tutto risuona come un diapason. Tutto assolutamente ( im )perfetto. Come piace a noi. Non c'è apparecchiatura superba che tenga. Non c'è anatra all'arancia o camerieri in livrea minimamente paragonabili. C'è solo tanta, tantissima umiltà. E la classe innata che tutto pervade, in luoghi come questo. Quasi un covo di angeli custodi.
Yang
La sinapsi ( per niente ) malata: Andy Mckee: "Gates of Gnomeria". Non serve alcuna descrizione: basta far partire il video.
Finchè trovammo una soluzione: saremmo andati via, così; improvvisamente. Non fu nessuno dei due a suggerirla, ma ricordo che io la adottai per primo e dopo il comprensibile sbigottimento, anche lei condivise il perchè di quel comportamento apparentemente assurdo. Eravamo arrivati a un punto in cui era impossibile spingersi oltre, e impensabile tornare indietro. Nessuno dei due riusciva ormai a fare a meno dell'altro. E nessuno dei due osava ripudiare una storia talmente imperfetta da farla davvero somigliare a qualcosa di divino. Non era possibile fare un passo in avanti. E inammissibile era lasciarsi definitivamente. Sicchè ogni volta che ci vedevamo, prendemmo ad andarcene senza salutare, senza avvisare, senza uno sguardo o un gesto che potesse far presagire che l'altro si sarebbe alzato dal tavolo e se ne sarebbe andato. Era diventato insopportabile passare attraverso i terribili momenti dei saluti. Quando tutto diventava difficile. Quando la realtà tornava ad impossessarsi della nostra reciproca esistenza. Decidemmo pertanto di saltare, by-passare, prescindere il momento dell'arrivederci, del bacio, dell'abbraccio, della carezza, degli sguardi bassi. Ce ne andavamo così; improvvisamente. Mentre lei telefonava. Mentre io parlavo con la cameriera. Mentre mi legavo una scarpa. Mentre lei comprava un profumo. Ci voltavamo, e l'altro non c'era più. Eppure ci rivedevamo, quasi ogni giorno. Come niente fosse. Affinammo quel gesto folle, portandolo a un livello tale di virtuosismo che imparammo a svanire completamente, nel momento migliore del nostro incontro. Al culmine di una risata. Nel momento commovente della contemplazione di un opera d'arte. Durante una cena. Durante un brindisi addirittura. Rideva, apriva gli occhi, e io non c'ero più. Ce ne andavamo così; improvvisam
Yang
( da ascoltarsi rigorsamente in cuffia o ad ALTISSIMO VOLUME )
Poche cose mi immalinconiscono come togliere la roba dalla cabina. Riporre gli asciugamani, gli accappatoi, le creme solari, mi da sempre questa antica morsa al petto. Sempre questa angoscia che mi pervade. L'estate e la sua luce mi risuonano dentro come un eco. Ci ritiriamo da questo piccolo avamposto di felicità fatua. Altro che equinozio; l'estate finisce ufficialmente soltanto ieri.
Poi tu hai una battuta. Mi fai ridere di cuore ( graziegrazieamoregrazieghghgh ).
Ma mentre ce ne andiamo guardo nello specchietto il mare. Che rimane li, tutto solo.
Siamo noi che creiamo l'amore. Siamo sempre noi che concepiamo un amore che ci abbandoni? Per aver sempre qualcosa da rimpiangere, e una catarsi in cui annullarsi? Lo slancio con cui rincorriamo qualcosa che noi abbiamo idealizzato, a cui noi abbiamo dato ali, quel concernimento verso l'altro è un ripiegarsi su se stessi?
Si consiglia di spegnere le luci e ascolare in cuffia. Questa alchimia è un balsamo per l'udito e per la vista.
Solo per i possenti e delicati muscoli cardiaci dei nostri amici esploratori, Cornelius: "Omstart"
L'infausta chronica di Ludmilla Ludmilla era la bella figlia del principe del feudo Sbavo Orsomandi. Le sue virtù eran cantate da tutti i giovinotti di quei luoghi. Algida, colta, e di signorilità innata, con la sua beltà e vocazione artistica era la più bramata da tutti i cavalieri. C'era chi si sfidava a duello per il suo cuor immacolato e perfetto. Lei assisteva alle tenzoni con il distacco che possiede chi sa di potere aver tutti ai suoi piedi. Ma l'Inaspettato stava per bussare alle porte della sua esistenza sotto forma di "Bel Tenebroso": mentre si recava alla Chiesa dell'Annunziata vide passare un Uomo. Rimase colpita dal fatto che quel cicisbeo parve non dedicarle la minima attenzione. Chi era costui? Come non poteva esser rimasto incatenato al suo fascino? Lo rivide la domenica seguente, e il Bel Tenebroso ebbe per lei il medesimo atteggiamento di noncuranza. Ludmilla tornò alla sua magione col cuore in tormento. Mai aveva visto un cavaliere sì bello e invincibile. Si decise che avrebbe avuto quell'eroe a tutti i costi. Un giorno, mentre sospirando contemplava le gocce di pioggia che cadevano sulla finestra, vide il Bel Tenebroso camminare nella tempesta. Mossa dal desio e dalla compassione, si sporse sul balcone e lo chiamò: -"Cavaliere! Cavaliere!!! Venga in casa mia che piove!" -"E perchè dovrei? Piove anche qui fuori!", fu la criptica risposta del Bel Tenebroso, che pronunciate quelle parole, si allontanò sotto il temporale.
Ludmilla non si riprese più da quel diniego. Quell'uomo l'aveva rifiutata. Tutte le certezze che lei aveva, si sgretolavano. Il pensiero di un gentiluomo così fiero e indomito la vinse. Dopo tre settimane Ludmilla, morì, col cuore trafitto dalla ferocia dell'amore impossibile.
Solo che, piccolo particolare, il Bel Tenebroso, che lei dall'alto del suo piedistallo di vanità aveva innalzato a un livello divino, in realtà non era che un povero imbecille. La risposta di lui, che Ludmilla aveva interpretato come partorita da un animo tormentato ed enigmatico, in realtà era semplicemente la replica di un idiota che credeva che piovesse pure nella casa dove lei lo aveva invitato. Allora tanto valeva star fuori. Ludmilla muore a cagione di un coglione.
Ah... l'Ego! Quante vittime miete l'egocentrismo delle persone? Quante volte ci siamo resi conto di riporre nel prossimo speranze che più vengono disattese, più collocano su una specie di trono la persona cui richiediamo attenzione? E' l'egocentrismo, baby! Quello che fa pensare che "se quello non considera una strafica come me, deve per forza essere un uomo abituato a frequentare ultrafiche. E io posso essere, anzi, io sono un ultrafica!!!". Ecco perchè spesso le donne si innamorano degli stronzi. Maggiore è l'ego della donna, maggiore è la ferita che le provoca l'esser rifiutata. E maggiore è il dolore, più lei si aggrapperà alle mani dello stronzo di turno, per aver ragione di quel diniego. Se l'egocentrica ammette di essere attratta da un banale coglione, non fa altro che dare della cogliona a se stessa. Esercizio di penitenza impossibile per l'autoindulgenza tipica di chi è egocentrica. Che preferirà pertanto idealizzare la coglionaggine dello stronzo, trasformando la sua dabbenaggine in misteriche virtù che solo la rifiutanda è capace di intravedere sotto quella glassa di merda. Ecco fatta la magia: la merda diventa oggetto del desiderio. Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava; alcune donne trasformano in oro lo stronzio. Yin mi dice che questa cosa succede ne più ne meno anche agli uomini egocentrici. In buona parte è pur vero. Tant'è, io credo che l'uomo abbia un indole razionale che la donna, votata all'intuito e all'istinto non abbia, o abbia comunque in misura minore. L'uomo, trova nella incessante impellenza propulsiva del suo cazzo una valvola di sfogo ( metafora calzante ), che fa si che l'istinto torni presto sotto il livello di guardia. Ecco perchè secondo me ( secondo me ), alla quinta sega che un uomo si spara per la bella e impossibile figa, l'uomo cambia target, mediando fra impulso e ragione. Al contrario, secondo me ( secondo me ), più mulinelli si abbatteranno sul monte di Venere e più una donna si esalterà nella indomita caccia allo stronzo ( le emozioni post orgasmiche, sono opposte fra uomo e donna ).
Mi rendo ben conto di quante diramazioni questo trattatello antropologico possa prendere, ma mi fermo qui, lasciando ai vostri eventuali commenti il timone che farà da guida a questa traccia.
Gong!
Yang
La sinapsi malata:"My sweet prince" dei Placebo, un valzer al rallentatore, rarefatto e tristissimo. Quello che fa venire i brividi di questa canzone è che è cantata da un uomo, ma il testo vede "lei" parlare in prima persona. E' come se lui, che l'ha tradita 1000 volte, si mettesse nei panni di lei. Ed è lei che si prostra ai suoi piedi, implorandolo di ricordarsi semplicemente che lui è il suo unico principe. Seppure le abbia fatto vedere l'inferno, e lei sia sul punto di abbandonarlo una volta per tutte, glielo ricorda per l'ultima volta. E dopo l'ultima, ancora una volta: lui è il suo principe. E il pezzo è di una grandiosità incontenibile. Una delle più belle canzoni della nostra vita.
Non avrei mai pensato che sarei andata più in là di così Non avrei mai pensato che mi avresti fottuto il cervello Non avrei mai pensato che tutto questo potesse finire Non avrei mai pensato che avresti spezzato la catena
Io e te, baby Ci liberiamo di nuovo di tutto il nostro dolore Quindi prima che finisca la mia giornata, ricorda: Mio dolce principe Tu sei l'unico Mio dolce principe Tu sei l'unico Tu sei l'unico Tu sei l'unico Tu sei l'unico Mio dolce principe
La scorsa settimana sulla Repubblica c'era uno di quegli articoli che solo Repubblica riesce a stampare. Quel misto di scienza/cronaca/costume, che portano subito i coglioni come me a gettarcisi a capofitto. Sull'articolo era riportata la notizia di un cattedratico americano che aveva trovato il verso di "ammaestrare" gli incubi. In pratica, secondo questo "scienziato" ( è proprio il caso di dirlo ), esiste un modo per destreggiarsi nel percorso onirico, che invece è notoriamente random. Questo genio ha capito che se visualizzi l'incubo in maniera cosciente ( cioè da sveglio ), e ne trasformi i tratti paurosi in aspetti positivi, il tuo incubo non si riproporrà. Un esempio di incubo: hai sognato di essere inseguito da un assassino psicopatico che brandisce una mannaia rugginosa e ti cachi addosso perchè non hai fatto il richiamo dell'antitetanica... La mattina devi rielaborarlo e trasformarlo come segue: L'assassino diventa una quanto meno opportuna strafica miliardaria, che ha deciso di regalarti una Jaguar cabrio proprio quando il tuo phon si è rotto e hai bisogno di asciugarti i capelli in autostrada. Et voilà. Il sogno brutto non si ripresenterà. La cognizione razionale azzererà la dinamica sghemba dei sogni. Ma perchè il giornalista non ha fatto questa domanda semplicissima?: "Ma per il sogno che ho fatto ieri? Cioè... per il fatto che mi sono già cacato sotto stanotte? Ho capito che domani non risognerò mannaie rugginose... ma per gli incubi vergini? Quelli nuovi di pacca... Come si fa?" "Quelli sono cazzi suoi" "Ah!" "Non posso pensare a tutto io, qui!" A quel punto avrei tirato una busta di merda addosso al genio e sarei venuto via.
Non male come prologo. Se vi siete gia annoiati, state freschi... Infatti il post "vero" comincia ora: Dopo aver letto questa notizia che mi aveva fatto quasi andar di traverso il baccalà confit, ho pensato bene di fare un salto in libreria. Sono uno di quelli che pensano che sono i libri che trovano te, e non il contrario. Ebbene, "esso" era li, che mi aspettava. E profeticamente linkato alla notizia dell'ammaestratore di incubi. Il libro è "La mappa dei miei sogni", di Reif Larsen, Mondadori Editore. Parla di un ragazzino dodicenne che ha la fissa di mappare ogni cosa. Ma proprio tutto eh!? Dalla struttura scheletrica degli uccelli, alla toponomastica di un campo di papaveri. Dalla rappresentazione schematizzata della sorella che sbuccia una pannocchia alla catalogazione di un sasso. Il suo tentativo di razionalizzare tutto ciò che vede e che sente è ovviamente un impresa utopistica. Non solo; quello che traspare da subito è il candore dell'operazione. Dietro la freddezza schematica con cui scorre la narrazione in prima persona, appare un mondo stralunato dove ti perdi in mezzo a paragrafi magici e inaspettati, come questo, quando di punto in bianco il ragazzino si mette a parlare con la veranda di casa:
Non appena mi sedetti sui gradini, ancora frastornato, le assi di legno attaccarono bottone, con la loro solita astuzia: -"Siamo solo io e te, amico. Perchè non cantiamo una canzoncina insieme?" disse la veranda. -"Ho del lavoro da fare" dissi -"Quale lavoro?" -"Non lo so. Alla fattoria." -"Tu non sei un cowboy." -"Io disegno mappe" -"Mappe?" mi chiesero le assi. "E di cosa? Sputa nelle lattine. Spassatela! Prendi la vita come viene." -"Ci sono un sacco di cose da mappare. Non ho tempo di prendere la vita come viene. Non so nemmeno cosa significa" -"Ti senti solo" disse la veranda -"E lo sono?" -"Lui dov'è?" -"Non lo so." -"Si che lo sai." -"Si." -"Allora fischietta e sputa come un bifolco solitario" -"Non ho ancora finito con le mappe. Devo disegnarne altre"
Il libro è un labirinto di disegni che corredano le pagine. Un delirio di postille. Un altare di didascalie che ti rapisce. Anche solo per questi disegni ingenui questo libro fantastico merita di stare in casa vostra. La vita prorompe incatalogabile da ogni riga. Sono nulli gli sforzi di razionalizzarla. Anzi. Sono proprio la placida costanza e il candore con cui il ragazzino cerca di ripiegarla nella sua testa, che fanno apparire quanta magia ci sia in ogni cosa. Non so se ricordate "Rain man. L'uomo della Pioggia", con Hoffman e Cruise. Il film non mi fece una grande impressione. Ma il finale... I titoli di coda... Erano zeppati delle foto fatte da Hoffman. Primi piani di piedi, di scarpe. Immagini in movimento. Quanta grazia in quel disordine. Quelle foto mi lasciarono inchiodato sulla poltrona del cinema bisbigliando con gli occhi lucidi "porca puttana... stupendo! mi avete fregato all'ultimo...". Questo è un pò l'approccio da avere con questo libro. Lasciarsi andare alla corrente e leggere con occhi innocenti. Naufragare fra 1000 immagini.
Postfazione al post: A quel punto le mie convinzioni che niente nella vita sia predetto e prevedibile iniziavano a vacillare. Avevo letto prima l'articolo sull'acchiappa incubi. Poi mi ero imbattuto nel libro di Larsen che parlava di sogni. Vuoi vedere che avrei trovato anche un bel libro di poesie? Se così fosse stato, allora esistevano davvero dei segni anticipatori. Non era il Caso che dominava su tutto, ma il destino... Mi avviai al reparto poesia. ... ... .... Non c'era più! Lo avevano spostato!!! Il reparto poesia intendo. Non solo non avevo trovato un bel libro di poesie. Non avevo trovato manco il reparto.
Perfetto.
Se la vita è mistero, figuriamoci i sogni. Sono uscito col sorriso sulle labbra dalla libreria ( ho sbagliato anche strada per tornare al parcheggio ).
Sono di una generazione che ha vissuto il terrorismo durante l'infanzia; e le stragi, gli assassinii, i rapimenti, erano un tetro intercalare nella quotidianità. Quel giorno ci vollero 84 virgole prima dell'85esimo punto. 30 anni dopo non siamo mai andati a capo.
Io 30 anni fa ero un ragazzino che stava andando sulla spiaggia per il mio primo giorno di mare. Ricordo nitidamente la notizia che si sparse fra gli ombrelloni immediatamente. Ricordo immagini sgranate su una piccola televisione Brionvega a biancoenero che ci portavamo sempre nella casa al mare. Ricordo che guardavo quel macello e quel sangue e non capivo, mentre mangiavo la pasta alla pomarola della mamma.
Oggi parliamo di Marchionne. L'A.D. ( art director? anno domini? Architectural Digest? Amministratore Del... ok ) del gruppo Fiat. Quando arrivò bello fresco dalla sua casetta in Canadà, la prima cosa che di lui colpì, fu il suo aspetto friendly. In un panorama cristallizato di capitani d'industria, 'sto mezzo abbruzzo-canadese suscitò un moto, non dico di simpatia, ma di buona predisposizione: Al bando cravatte e abiti. Il suo look prevedeva un golf in cachemere o lana merinos, camicia e stop. Come dire "palla lunga e pedalare". In quel maglioncino era come fosse stampigliata la frase "fatti non pugnette".
Il tempus fugit, e dopo che i nostri babbi e nonni hanno ripianato di tasca loro ( nostra ) i deficit della "F.abbrichiamo I.nsulse A.utomobili T.risti", il buon Serghey rivela che sotto quel maglioncino la riconoscenza non è di casa e adesso si appresta ad andarci bellamente in culo. Comunque... Devo dire che passati due o tre anni in cui vedevo il "Marchio" sempre paludato con quei cazzo di maglioncini, qualche perplessità, in me, si faceva strada. Qualche dubbio risaliva la mia indole lombrosiana come un salmone infoiato. Il top si è avuto quando, per presentare la nuova Giulietta, Sergino, si è presentato in Quirinale indovinate come? Bravi! Maglioncino e camicia! Ora, io sono uno che la cravatta la mette molto raramente ( devo tenere a bada la mia ficaggine ), ma cazzo Sergio! CAZZO! Sei al Queerynale*! E fermati all'Oviesse! Non ti dico di metterti il frac. Ma una merda di giacca la devi pur piazzare sulle spalle. No! Lui, nada! Lui non ha tempo per i formalismi. E' uomo pratico. Va al sodo. Il maglioncino è perfetto. Mi immagino un assistente che timidamente gli chiede: "Ma... dottore... non si mette la cravatta?" "Ma figuriamoci se ho tempo da perdere a farmi il nodo della cravatta. Il golf va più che bene!"
Ecco, scusatemi tutta 'sta menata atta semplicemente a farvi due palle così, ma serve.
Dunque, il Pres. della Rep. è uomo di sinistra ( ok, ok! scherzavo! non vi incazzate: è sempre stato un moderato floscio )... doveva pur accorgersi che quel maglioncino non era dello stesso filato di quelli di Bertinotti. Fossi stato comunque al suo posto gli avrei detto: -"Vede Marchionne... Quel che lei mi sta dicendo... E' per molti aspetti giusto. Duro ma condivisibile..." -"Grazie, Sig. Presidente..." -"... ma il fatto che lei mi si presenti qui, con questo cazzo di maglioncino... Mi fa capire che in cima a questo scollo c'è un cervello pericoloso..." -"... ma... Signor Pre..." -" Mi lasci finire per favore. Lei arriva qui e con questo maglioncino non fa l'amicone. Al contrario. Qua, nella domus aurea repubblicana, lei è come venisse a dirmi: "Io faccio quel che cazzo mi pare. Sono io che stabilisco quel che è forma e quel che è sostanza." E non va bene, dottore. Non va bene manco pò cazz...". Nessuno ovviamente gliel'ha detto. Adesso Sergio, dopo tanticchia di sciopero, fa il permaloso, lui che ha rilanciato la 500 ( per questo successo invidiato in tutto il mondo, non prendo sonno dalle seghe che mi faccio ebbro di felicità ). Ha belle sorprese in Serbia per noi, che abbiamo sempre sempre creduto che quel golf fosse lavato con Perlana, e invece era per l'ano. Io da parte mia il Golf ce l'ho. 1900 turbodiesel. Dici che è anche colpa mia se sposti la fabbrichetta in Serbia, Sergio?
Yang
* ragazzi Queerynale non è mica male eh!? Chissà che ne penserebbero all'Arci gay....
Cammino sul marciapiede che delimita il giardino davanti a una scuola. E sono come al solito perso nei miei pensieri quando mi accorgo di questa scena; dalla porta di una casetta escono un uomo e una donna di mezza età. Lui è un pò sciatto, capelli spettinati. L'aria da professore che ha appena finito di correggere i compiti degli studenti. Lei è sobria nella sua eleganza composta d'altri tempi. Ma mi colpisce il foulard che le cinge la testa. L'assenza di sopracciglia. Il volto ceruleo e l'espressione spenta di quello sguardo. Lui le apre la porta della macchina. Contemplando l'automobile ricoperta di foglie cadute e pulviscolo, le dice: -"Guarda che casino hanno fatto questi alberi..." Lei fissa per un istante il tetto della macchina, ha un accenno di sorriso ma non dice nulla. Sparisce nell'auto. Lui ha un espressione spossata, distrutta, mentre gira attorno alla macchina per mettersi alla guida. Io attraverso la strada e continuo il cammino. Poi capisco. Quella frase: "Guarda che casino hanno fatto questi alberi...". La saturazione amorosa di cui è impregnata. Il suo abissale senso. Per un istante è stato come offrire alla sua compagna una scialuppa di salvataggio di carta assorbente. Ha voluto, tentato, di strapparla al mostro che se la sta mangiando a poco a poco. Ha cercato per un secondo, per un secondo almeno, di portarla lontana da quegli artigli. Portandola sul tetto di una macchina coperta di foglie. E quanto amore imploso. Quanta catarsi in questa piccolezza. Quanta profondità in una frase così superficiale.
Mi fanno male le braccia a scrivere questo post. Quella frase "Guarda che casino hanno fatto questi alberi...", in questo momento mi sembra la cosa più romantica che ho sentito dire da un uomo alla sua donna che sta morendo. Basta. Mi fanno male le braccia. Yang
Dunque cosa vuol esser questo? L'ennesimo blog sexy di una coppia disinibita e trasgressiva? Speriamo di no.
Il nome del "diario" tradisce le nostre intenzioni e la natura stessa che permea le parole che leggerete. Il nostro vuole essere un punto di vista eretico su come molti intendono l'erotismo. Siamo drogati di bellezza e di vita. Il riferimento ai culti dionisiaci è forse presuntuoso, ma lo sentiamo molto affine al nostro modo di concepire la nostra transitoria dimensione carnale, visto che prima o poi torneremo a impastarci con il pianeta.
In questo blog troverete non solo sesso (anche se per alcuni sarà forse l'unica ragione valida per sbirciare ). In realtà quello che intendiamo fare è condividere un modo di vivere. Solo in misura molto minore, questo blog è mosso da smania esibizionista.
Se scriviamo certe cose o pubblichiamo certi articoli lo facciamo perchè ci pare che ancora manchi sul web; e cioè che si può essere maledettamente porcelli ( ebbene sì, lo siamo ) eppure non essere maniaci. Saremmo capaci di fare una gang bang, e allo stesso tempo saremmo disposti a mandare tutto a monte per un concerto o una mostra d'arte. Oppure viceversa: siamo due patiti di musica, di buona cucina e di cinema. Di poesia, letteratura e di buon vino. Adoriamo l'arte e staremmo ore a guardar le stelle o un panorama, ma sessualmente facciamo cose che una moltitudine di persone riterrebbe riprovevole.
Non siamo pazzi. O forse sì. Eppure mai per un istante abbiamo permesso che i nostri istinti travolgessero la nostra ragione e la nostra etica. Siamo due persone mediamente intelligenti, nulla di più, nulla di meno. Siamo estremamente rispettosi di chi ci circonda, sia egli un essere umano, un sasso o un fiore. Siamo altresì altamente insofferenti con la volgarità dilagante. Sicuramente una coppia di bastardi fottuti con chi si dimostra intollerante.
Qui dentro leggerete recensioni di dischi ( non necessariamente nuovi, visto il deprimente panorama attuale ), di cucina ( Yin lo ha gia fatto a modo suo, ma arriveranno pure le vere e proprie ricette ), di ristoranti da provare o da evitare, di sesso romantico o perverso, financo di design e abbigliamento se lo riterremo necessario. In questo contenitore troverete di tutto. Come il vaso di Pandora, e come nella valigia di Eta Beta. Speriamo che vi piaccia, e che questo possa essere anche un altro modo di fare amicizia con coloro che vivono la vita come la intendiamo noi. Nel caso succedesse, tutto questo non sarà stato inutile.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
ci ritrovammo per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ah quanto a dir qual era è cosa dura,
esta selva selvaggia e aspra e forte,
che nel pensier rinnova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben che trovammo
diremo de l’altre cose che vi abbiamo scorte."
DIONISO E PANTEISMO
Dioniso rappresentava quell'energia naturale che, per effetto del calore e dell'umidità, portava i frutti delle piante alla piena maturità. Era dunque visto come una divinità benefica per gli uomini da cui dipendevano i doni che la natura stessa offriva: tra questi, l'agiatezza, la cultura, l'ordine sociale e civile. Il panteismo è la coscenza che Dio è in Tutto, e il Tutto è in Dio. Dio non è antropomorfo. Non è un vecchio barbuto saggio e rancoroso. Dio è una libellula e la libella è Dio. Questo granello di sabbia, è Dio. L'universo in ogni sua parte rifluisce e si scioglie in Dio quale Uno-Tutto. Tu che leggi sei Dio. Cerca di esserne degno.