Il settimo seme di Persefone





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martedì 5 ottobre 2010

Interferenza Erotica nr. 3 !!! ( Dominance and Submission )


click on the image


Yin in uno dei suoi momenti di divertimento bi ( a me spetta solo il "triste" compito di guardone... sigh...! ).

Ora, il titolo è copiato pari pari da una vecchia canzone dei Blue Oyster Cult, ma il pezzo era troppo rock and roll.

Volevo roba più feticista. Roba depravata che balena nel buio. Velluti e broccati.

David Bowie con le sue Lercie Lezioni del Cuore ci sta a pennello.
Arrangiamento da urlo e con uno dei più grandi assoli di pianoforte a coda che io ricordi in una canzone rock ( thanks Mike Garson ).

"Oh Paddy I think I lost my Way
Paddy... What a fantastic death abyss!
Tell the others..."




Bowie the heart's filthy lesson
Caricato da animanga2. - Guarda altri video musicali in HD!

lunedì 4 ottobre 2010

Un Martini cocktail a un Martire del Cock

Sono sempre rimasto affascinato da chi dilapida tutto sull'altare del vizio. Se poi l'altare è la donna, onore e gloria imperituri a lui.
Non aspetterò che tu muoia per cantare le tue gesta.
Mio Eroe vigliacco e grandissimo Solcatore di Sorche.
Tu, traccia la traiettoria e noi ti seguiremo, su e giù per i morbidi declivi.
Ci sarà sempre un altra buca in cui buttarla dentro e un ferro 2 pronto a essere sfilato dalla sacca.

Yang


venerdì 1 ottobre 2010

Meccanica Sentimentale ( una piccola chicca scusandoci per l'assenza )

Siamo noi che creiamo l'amore.
Siamo sempre noi che concepiamo un amore che ci abbandoni?
Per aver sempre qualcosa da rimpiangere, e una catarsi in cui annullarsi?
Lo slancio con cui rincorriamo qualcosa che noi abbiamo idealizzato, a cui noi abbiamo dato ali, quel concernimento verso l'altro è un ripiegarsi su se stessi?





Si consiglia di spegnere le luci e ascolare in cuffia.
Questa alchimia è un balsamo per l'udito e per la vista.

Solo per i possenti e delicati muscoli cardiaci dei nostri amici esploratori,
Cornelius: "Omstart"

giovedì 23 settembre 2010

Egocentrismo e amore


L'infausta chronica di Ludmilla

Ludmilla era la bella figlia del principe del feudo Sbavo Orsomandi.
Le sue virtù eran cantate da tutti i giovinotti di quei luoghi.
Algida, colta, e di signorilità innata, con la sua beltà e vocazione artistica era la più bramata da tutti i cavalieri.
C'era chi si sfidava a duello per il suo cuor immacolato e perfetto. Lei assisteva alle tenzoni con il distacco che possiede chi sa di potere aver tutti ai suoi piedi.
Ma l'Inaspettato stava per bussare alle porte della sua esistenza sotto forma di "Bel Tenebroso": mentre si recava alla Chiesa dell'Annunziata vide passare un Uomo. Rimase colpita dal fatto che quel cicisbeo parve non dedicarle la minima attenzione.
Chi era costui? Come non poteva esser rimasto incatenato al suo fascino?
Lo rivide la domenica seguente, e il Bel Tenebroso ebbe per lei il medesimo atteggiamento di noncuranza. Ludmilla tornò alla sua magione col cuore in tormento. Mai aveva visto un cavaliere sì bello e invincibile. Si decise che avrebbe avuto quell'eroe a tutti i costi.
Un giorno, mentre sospirando contemplava le gocce di pioggia che cadevano sulla finestra, vide il Bel Tenebroso camminare nella tempesta. Mossa dal desio e dalla compassione, si sporse sul balcone e lo chiamò:
-"Cavaliere! Cavaliere!!! Venga in casa mia che piove!"
-"E perchè dovrei? Piove anche qui fuori!", fu la criptica risposta del Bel Tenebroso, che pronunciate quelle parole, si allontanò sotto il temporale.

Ludmilla non si riprese più da quel diniego.
Quell'uomo l'aveva rifiutata. Tutte le certezze che lei aveva, si sgretolavano. Il pensiero di un gentiluomo così fiero e indomito la vinse.
Dopo tre settimane Ludmilla, morì, col cuore trafitto dalla ferocia dell'amore impossibile.



Solo che, piccolo particolare, il Bel Tenebroso, che lei dall'alto del suo piedistallo di vanità aveva innalzato a un livello divino, in realtà non era che un povero imbecille.
La risposta di lui, che Ludmilla aveva interpretato come partorita da un animo tormentato ed enigmatico, in realtà era semplicemente la replica di un idiota che credeva che piovesse pure nella casa dove lei lo aveva invitato. Allora tanto valeva star fuori.
Ludmilla muore a cagione di un coglione.

Ah... l'Ego!
Quante vittime miete l'egocentrismo delle persone? Quante volte ci siamo resi conto di riporre nel prossimo speranze che più vengono disattese, più collocano su una specie di trono la persona cui richiediamo attenzione?
E' l'egocentrismo, baby! Quello che fa pensare che "se quello non considera una strafica come me, deve per forza essere un uomo abituato a frequentare ultrafiche. E io posso essere, anzi, io sono un ultrafica!!!".
Ecco perchè spesso le donne si innamorano degli stronzi.
Maggiore è l'ego della donna, maggiore è la ferita che le provoca l'esser rifiutata. E maggiore è il dolore, più lei si aggrapperà alle mani dello stronzo di turno, per aver ragione di quel diniego.
Se l'egocentrica ammette di essere attratta da un banale coglione, non fa altro che dare della cogliona a se stessa. Esercizio di penitenza impossibile per l'autoindulgenza tipica di chi è egocentrica. Che preferirà pertanto idealizzare la coglionaggine dello stronzo, trasformando la sua dabbenaggine in misteriche virtù che solo la rifiutanda è capace di intravedere sotto quella glassa di merda.
Ecco fatta la magia: la merda diventa oggetto del desiderio.
Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava; alcune donne trasformano in oro lo stronzio.
Yin mi dice che questa cosa succede ne più ne meno anche agli uomini egocentrici.
In buona parte è pur vero. Tant'è, io credo che l'uomo abbia un indole razionale che la donna, votata all'intuito e all'istinto non abbia, o abbia comunque in misura minore.
L'uomo, trova nella incessante impellenza propulsiva del suo cazzo una valvola di sfogo ( metafora calzante ), che fa si che l'istinto torni presto sotto il livello di guardia.
Ecco perchè secondo me ( secondo me ), alla quinta sega che un uomo si spara per la bella e impossibile figa, l'uomo cambia target, mediando fra impulso e ragione.
Al contrario, secondo me ( secondo me ), più mulinelli si abbatteranno sul monte di Venere e più una donna si esalterà nella indomita caccia allo stronzo ( le emozioni post orgasmiche, sono opposte fra uomo e donna ).

Mi rendo ben conto di quante diramazioni questo trattatello antropologico possa prendere, ma mi fermo qui, lasciando ai vostri eventuali commenti il timone che farà da guida a questa traccia.

Gong!

Yang

La sinapsi malata: "My sweet prince" dei Placebo, un valzer al rallentatore, rarefatto e tristissimo. Quello che fa venire i brividi di questa canzone è che è cantata da un uomo, ma il testo vede "lei" parlare in prima persona. E' come se lui, che l'ha tradita 1000 volte, si mettesse nei panni di lei. Ed è lei che si prostra ai suoi piedi, implorandolo di ricordarsi semplicemente che lui è il suo unico principe. Seppure le abbia fatto vedere l'inferno, e lei sia sul punto di abbandonarlo una volta per tutte, glielo ricorda per l'ultima volta. E dopo l'ultima, ancora una volta:
lui è il suo principe.
E il pezzo è di una grandiosità incontenibile. Una delle più belle canzoni della nostra vita.



Non avrei mai pensato che sarei andata più in là di così
Non avrei mai pensato che mi avresti fottuto il cervello
Non avrei mai pensato che tutto questo potesse finire
Non avrei mai pensato che avresti spezzato la catena

Io e te, baby
Ci liberiamo di nuovo di tutto il nostro dolore
Quindi prima che finisca la mia giornata, ricorda:
Mio dolce principe
Tu sei l'unico
Mio dolce principe
Tu sei l'unico
Tu sei l'unico
Tu sei l'unico
Tu sei l'unico
Mio dolce principe


mercoledì 15 settembre 2010

Omaggio a un genio toscano ( Federico Maria Sardelli )






Per dare una bella riassettata dopo il mio tentativo goffo nel trattato alchemico precedente, mi pare giusto rendere omaggio a un artista a cui potrei al massimo ambire di pulire il cesso collo scatizzolamerde ( e ne sarei schifosamente fiero ).
Sinceramente non so quanto quest'uomo sia pazzo o quanto sia un fortunatissimo stronzo talmente farcito di talento da una mano extraterrena. So che quando sono al cospetto delle sue "creazioni" ho un misto di divertita e sana invidia rassegnata. Sardelli è un genio. Spesso si usa questo termine a sproposito. Per lui direi che è abbastanza consono. E' un direttore d'orchestra, scrittore, illustratore satirico, pittore, e forse riesce pure a stirare bene le camice.
Qualcuno, specie in Toscana, lo conoscerà per le sue pubblicazioni sul dissacrantissimo Vernacoliere.
Quel che di lui adoro in maniera smodata è la prosa forbita che scivola in battute crasse, volutamente esagerate e con risvolti quasi sempre non-sense o volutamente banali da apparire di una ricercatezza sublime.
Sardelli è direttore di un orchestra di musica barocca di cui qui sotto trovate anche un link

http://www.modoantiquo.com

Nel corso della sua multiforme carriera - di cui l'attività satirica rimane comunque una specie di divertita appendice utile, penso, a non impazzire nell'autocompiacimento - ha ricevuto due nomination ai Grammy Awards per la sua ricerca nella musica antica.

Tuttavia, visto che un orchestra che mi delizi con un ora di svolazzanti firulì firulà di ottoni e legni, mi provoca un sollazzo che pospongo solo al grattugiarmi i coglioni con lo smeriglio, questo post serve essenzialmente a dare un assaggio della sua grandezza quando scrive quelle che lui chiama "Proesie".
Eccovene un saggio


Rimembro fiero
e sul collo pongoti
in guisa di superbi orpelli
due o tre manate
date bene
così impari a pulirti il culo con
le tendine del gabinetto.


***

Vezzosette
pastorelle
che han nel crin
lucenti stelle:
or cantate,
or ballate,
mai nel culo
lo pigliate.


***
Se pei pindàrei colli
a' patrii lidi il ferro
rapir che mobil seno fé
e d'altre terribil favella mòve
con novelle opre il fosco rio,
io passerei anche
verso le sette.


***

SONETTO LXVII
Dove il Proeta dimostra come la sola vista della sua disïata dama fomenti in lui un amoroso desire ch'il contener soverchia ogni sua possa, et a mala pena obliterarne i segni, pur provando, ei non riesce, talché, col volto di rossor dipinto, ad essalei schiettamente appalesa la condizione sua.


Sentilì
che
muscolo.


***


SONETTO CLIV

Qual callido nocchier che in turbinosa
e ria procella il legno suo ingiuriato
da' flutti che flagellan senza posa
dispera di salvar e naufragato

già vedesi il meschino di repente
finché tra ' nembi il chiar d'un sol baleno
il porto di lontan fra l'onda algente
gl'addita e invita a riposarvi in seno

così pur io nel crudo mio martoro
conosco col risplender di due lumi
la pace che il mio cor da lungo spera

ché più di gemme, ed ostro, e mirra, ed oro,
la stimo di valer, e neanco i numi
potrìan partecipare all'estrazione di 15 scooter Gilera.*

* Promozione valida fino al 15/4/2009


***

Alcune vignette, illustrazioni e dipinti e una coda finale di una barbosissima roba barocca per la quale mi toccherà, appunto, accendere lo smeriglio e calcare gli occhiali da saldatore:









***




Ma cazzo, a parte le scintille che fanno i miei coglioni, che invidia porca troia...

venerdì 10 settembre 2010

La bestemmia è come un reset


ATTENZIONE! QUESTO E' UN POST MOLTO BLASFEMO. CHI CONTINUA NELLA LETTURA E' AVVISATO.






I Toscani sono di parolaccia facile, ma sono soprattutto grandissimi bestemmiatori. Noi fiorentini su tutti. Solo a Verona, ho sentito la stessa disinvolta facilità di imprecazione ( zio can! ). Il nostro territorio è disseminato di chiese, tabernacoli, tombe etrusche, eppure con la divinità abbiamo un rapporto piuttosto "informale".
Questo post trae spunto da uno pubblicato da Lindalov giusto ieri. A un certo punto Yin si domandava quale fosse il modo consono per enunciare la bestemmia salvifica. Secondo Yin la bestemmia per avere potere terapeutico contro la sfiga deve essere roboante e ringhiosa. Per Lindalov invece deve essere pronunciata sottovoce, sennò la sfiga ti sente e si accanisce ancora di più.
Personalmente credo che, se la bestemmia si riesce a comprimerla sotto i 15 db, vuol dire che non tutto è perduto, o, che l'evento che ci riguarda non è meritevole di bestemmia potente.
Soprattutto credo che ogni bestemmia abbia un suo campo di applicazione.
La bestemmia ( "moccolo", in toscana ) ha una valenza multiforme. Da potente chiosa degli eventi funesti ( "NO! DIOHANE, NO!!! ), fino al fiorentino intercalare amichevole ( Guarda chi c'è, diohane!!?! Grande ciccio, come stai, dioboia? )
A Firenze ( e credo nel resto d'Italia ) la bestemmia più utilizzata è il diohane ( dove "hane" sta per cane ).
Penso che nella hit parade delle bestemmie al secondo posto si trovino tre esclamazioni ex equo:
"madonnamaiala", "dioboia", e "porcodio" ( sotto la linea degli appennini "porcoddio" )
Dopo viene l'erotico "puttana della madonna" ( o madonna puttana, dipende da molti fattori esterni ), il satanico "diobestia" e simpatico "porcogesù" ( quasi mai dedicato a eventi gravosi ) e il diomajale da me raffigurato nell'illustrazione.
Scendendo giu dal podio si ammassa il tripudio della bestemmia jazz. Quella improvvisata: "diomerdoso", "diolupo", "dioserpentedellamadonna","accident'ai bbecco di gesù", "madonnaimpestata", ecc ecc.
E' nella concatenazione ed elaborazione della bestemmia che il toscano è maestro.
( es: "madonna-vagone di riso, ogni chicco tre volte maiala..." )
Se vi trovate al golf club e il vostro swing con ferro 7 spacca la vetrina del bar, potrete lasciare partire un
"No!diohanediddio!!! Ora tu lo senti ì barista, acident'al cane di gesùmmorto...".
E' evidente che la bestemmia viene enunciata nella speranza di mandare in crash lo spazio-tempo e che tutto il Creato si paralizzi nell'indignazione, dandovi così il tempo di scappare alla chetichella sul caddy.
Tuttavia, nel 99% dei casi quel che riuscirete a ottenere in cambio sarà un urlo gutturale dal bar:
"Oh'mbecilli, porcoddioOO!!! Quelle mazze stroncatele nì culo delle vostre mamme, acident'allamaialadellamadonnatroia!"
La bestemmia può esser sussurrata per sorpresa sgradita; tipo, si rompe un laccio mentre vi state mettendo le scarpe ( diohane.... no, dai... non ci credo!... )
Può essere ringhiata a denti stretti: avete appena fatto un colpo in banca e l'auto non parte ( "diomeeeerdosooo" , dove il vibrato sulla "Er" e sulla "O" vorrebbe essere quasi un onomatopeica del rumore del motore che si accende )
La bestemmia può essere esplosiva: di gioia per un gol ( "SIIIII!!! Diohagnaccioooooo!!!" ) per rendere grazie a dio.
La bestemmia è comunque più spesso, di rabbia: ad es. sempre per un gol, ma nella porta sbagliata ( "No! DiohaneeeeeEEE!" rivolta con pugni al cielo, in segno di sfida verso il destino cinico e baro )

In tutte le evenienze, la bestemmia ha il compito di richiamare l'attenzione del divino, che in quel momento parrebbe in altre faccende affaccendato.
Infatti il "moccolo" è ultima spiaggia.
L'estremo tentativo di rimettere in carreggiata una situazione disperata, o il punto e a capo terminale a una situazione irreparabile.
Una specie di ctrl+alt+canc.
Ma è anche sigillo di amena confidenza cameratesca fra amici intimi ( "Che bello, dioboia, andare ad Assissi tutti insieme eh, ragazzi?" ).
Un paese che ha mandato in culo la sua grandezza per lasciar spazio alla pietas pelosa vaticana, trova nella bestemmia un moto d'orgoglio.
Come se Costantino non avesse mai vigliaccamente ripudiato il Sole per sconfiggere Massenzio, e Teodosio dopo aver dato una pedata nel culo a Ambrogio avesse sconfitto con le sue spade, e non con la croce, il nemico.
E invece è andata male.
Costantino prima e Teodosio poi hanno dato Roma alla chiesa. Massenzio annegò nel Tevere e Ambrogio è diventato Santo.
A noi non resta che la bestemmia.
Triste retaggio pagano di quel che poteva essere, non avesse preso un papa il monopolio dello spirito di un paese.
Che brutta fine, diohane.

Yang

giovedì 9 settembre 2010

Interferenza Erotica numero 2 ( Penombra )



Michelangelo Merisi avrebbe apprezzato le luci.


Non solo le luci.

( potete cliccare sulla foto, se ne avete voglia )


mercoledì 8 settembre 2010

Guapperia release 2.0

Sapete bene la nostra passione per la buona musica. E dove c'è buona musica, ci sono Yin e Yang. Ieri dovevamo andare all'Hammersmith Apollo, solo che all'ultimo sono stato chiamato da un mio amico che mi ha detto che a Londra pioveva, e non avevamo voglia di portare l'ombrello. Sicchè siamo rimasti a casa e abbiamo guardato X Factor.
Ehmmmm...
Ok andiamo avanti. Mancava Morgan e la mancanza si sentiva eccome. A dare un minimo di brio in più ci ha pensato quel grandissimo pezzo di fre...sca donzella che è la Tatangelo:
A un certo punto è stato mostrato un dietro le quinte dove lei litigava con Milly D'abbraccio ( scontro fra titani ). La moretta ha fulminato tutti pronunciando contro la D'abbraccio la seguente frase:
"Se una persona non vale niente, il suo insulto vale zero".

Sticazzi!!! Niente male come risposta serafica.
Stavo pensando che la Tatangelo avesse qualche numero; una risposta così glaciale poche volte l'avevo sentita.
Poi ho visualizzato una scena:

Annuzza e Gigi D'Alessio a mangiare in un ristorante a Posillipo. Tavolo in terrazza.
Lei chiede a Gigi cosa dovesse fare con coloro che dileggiavano la sua arte.
Gigggi vede 'o mare quant'èbello e ispirato da cotanto sentimento risponde: "Se una persona non vale niente, il suo insulto vale zero".
La Tatangelo fulminata dalla portata epica di quel distillato filosofico, abbassa gli occhi, quasi si rendesse conto di non esser degna di sedere al desco con quel genio che ha sposato.
Annuisce impercettibilmente col viso e sottovoce domanda:
"Cosa devo fare adesso, Maestro?!
Gigi si alza. Va alla ringhiera. Dandole le spalle le dice:
"Va, e porta la parola alle genti"
"Si, Rabbi..."
Lei fa per andare, ma, prima, chiede di nuovo:
" E per... il conto...?"
Gigi non si volta ancora. Inclina la testa sull'asse del collo di 8 gradi. Significa: "Ci penso io qui..."
Lei si accomiata inchinandosi e contemplando il sole che tramonta sul mare, regalando alla testa in controluce del marito, tanticchia di aureola.


"Se una persona non vale niente, il suo insulto vale zero".
Penso sia una frase tipo in "certi" ambienti.
E' la versione aggiornata del partenope insulto "Omm'e'mmerd".
L'uomo da niente. Che non ha valori, nè soprattutto, le palle per imporli, e imporsi.
Non c'è niente di più offensivo in questo paese, che del guappismo elevato al cubo ha fatto la propria pietra angolare.

Anna Tatangelo ha fatto una maglietta con quella scritta e l'ha donata al presentatore, Francesco Facchinetti.
Ma siamo pronti a scommetere che le serigrafie sono già al lavoro per la stampa.
Noi, da veri trend-setters, ci siamo portati avanti.
YY