
Sebbene attratto fin da piccolo da una curiosità morbosa, devo dire di non essere stato molto precoce in fatto di seghe.
Faccio fatica a dare un natale al giorno in cui sperimentai per la prima volta il piacere tossicodipendente della "piccola morte".
Ma il giorno che divenni un porco perverso lo ricordo bene.
Cioè, evidentemente covava già in me l'attitudine debosciata, e sin dalla giovane età qualche segnale ci sarà pure dovuto essere; ma c'è stato un giorno che è stato una specie di spartiacque.
Un giorno in cui la depravazione si manifestò in me in tutta la sua magnificenza.
Una donna si materializzò davanti ai miei occhi stupefatti. Una donna come non l'avevo mai notata prima. Una donna "vera".
E quella donna vera, era finta.
Fra i nostri amici abbiamo fior di meccanici del cervello che chissà che viaggi si staranno già facendo, analizzando, anal-izzando, studiando la mia povera matera grigia con la lente d'ingrandimento.
Tant'è; la prima donna discesa a me in nella maiestatis suae, in tutto il suo corredo di curve, pieghe, anfratti e abissi, era una donna bidimensionale.
E non parlo delle donne dei giornalini porno, che pure avevo già visto. Infatti negli anni 70 era buona abitudine dei segaioli abbandonare fra i cespugli copie di giornalini porno adeguatamente "cartonate". Non c'era passeggiata in campagna che non finisse con il ritrovamento di un cimelio a cui io e i miei amici guardavamo cadendo in una sorta di trance ipnotica, ma in realtà, non capendo appieno il perchè quelle fiche divaricate, quei cazzi dritti, provocassero in noi quella attrazione che ci faceva sentire una accolita di briganti.
La donna che dispiegò in me la natura intima delle mie perversioni era sì una donna di carta.
Di cartone per la precisione. Animato. Era un cartone animato.
Fujiko Mine.
Già solamente pronunciarne il nome provoca una sorta di effetto "frau Blucher" alla Frankenstein Junior: sento nitrire la bestia.
Fujiko, maledetta! Con il tuo faccino innocente, le tue tette debordanti, il vitino di vespa, la coscia kilometrica e la caviglia fina.
Con la tua voce melliflua e il carattere pragmaticamente traditore, hai finito per esercitare in me una sorta di attrazione fatale pour la femme fatale.
E infatti eccomi qui invischiato con quella fatalona fatalista di Yin...
La prima puntata di Lupin III ( credo che siano ben pochi gli ignoranti che non sanno che Fujiko era un personaggio di quel cartone ) andò in onda sul finire degli anni 70, su Tele Libera Firenze.
Quella puntata conteneva in se gia tutta la carica pazzamente erotica e dissacrante di quel cartone animato che è rimasto per me e per molti altri, il più bel cartone mai prodotto.
Allego lo spezzone incriminato, in cui Fujiko è sottoposta a una specie di "strana" tortura e una tetta malandrina fa capolino per la prima volta in un cartone animato ( la serie animata di Lupin III derivava da un manga piuttosto spinto ma di grande successo in Giappone ).
Ricordo bene che guardavo Lupin III quasi furtivamente. Temendo che le curve carnosamente irreali di Fujiko sarebbero comparse all'improvviso, magari mentre mia mamma uscendo dalla cucina mi avvisava che era pronto il roast beef.
Yang
ps: come si potrebbe invece intendere da queste immagini, mi preme precisare che non sono nella maniera più assoluta attratto dal sado-maso, che considero una perversione molto pretestuosa e carnevalesca, laddove per me il sesso è bello quando è spontaneo e pazzoide. Massimo rispetto a coloro cui piace essere frustati o frustanti, ma su di me, al pari delle orgie, è una forma di devianza che non intriga manco un pò.
pps: che la serie fosse assolutamente di un livello stratosferico è testimoniato anche da un saggio della colonna sonora che trovate in fondo. Un sontuoso funkone estivo che avrebbe fatto strizzare come uno straccio il pisello di Barry White.