Il settimo seme di Persefone





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martedì 28 dicembre 2010

ⓈℂẮℳƄɪ


Fu Yin a dire "proviamo".
Io dei due sono quello dall'aspetto guappo e battuta salace, ma per questo genere di "cose" sono sempre stato timido e insicuro. Lei, pure più fragile di me, è in realtà, in certe situazioni aiutata dalla sicurezza un pò sfacciata che le dona il suo istinto e l'indubbio fascino animale.
Fu così che mettemmo un annuncio in un sito di scambisti.
Abbiamo sempre privilegiato il sesso cerebrale, e spessissimo quando facciamo l'amore ( quando scopiamo ), i nostri gesti sono contornati da figure virtuali che ci guardano e partecipano. Passare alle vie di fatto però mi aveva sempre lasciato molti dubbi;
il sesso programmato a tavolino mi attizza quanto la ghiaia negli occhi e nutrivo molto scetticismo sulle persone che popolano questo torbido mondo.
Ma un giorno appunto, Yin mi convinse: "se piace a noi, dovrebbe piacere anche a quelli come noi".
Scegliemmo un sito dei meno conosciuti ( Incontri On Line ), perchè ci sembrava quello esteticamente più gradevole. Di sicuro era, ed è, ( almeno credo, visto che non siamo più iscritti ) quello che più salvaguarda la privacy degli inserzionisti, non pubblicando mail e permettendo di comunicare solo fra persone regolarmente iscritte.
La prima mossa fu quella di scrivere un annuncio che potesse piacere a un certo "tipo" di persone. Un annuncio lungo, che scremasse le sex-machines seriali, e che facesse intendere quello che è il nostro punto di vista sull'argomento sesso. La seconda mossa fù quella di pubblicare foto che non fossero il solito catalogo di cosce aperte e cazzi impennati.
La terza fu quella di mettersi a cacciare.
Fummo fortunati.
Dopo una prima veloce cernita Yin individuò una coppia di Livorno, e la sottopose alla mia attenzione: bell'annuncio, scritto da gente in gamba. Belloccia pure la "scatola" che stava attorno a quelle anime. Ok. Si poteva fare.
Erano abbastanza novizi come noi e il feeling scattò immediatamente già alle prime chat su msn.
Decidemmo di incontrarli. Era l'agosto del 2007, e quell'incontro è stato un evento che ha influito profondamente sulla nostra sessualità.
C e M si rivelarono di una simpatia davvero contagiosa e dotati del quantitativo necessario di sale in zucca. Ricordo come fosse ora quella serata. La cena e il dopo cena a casa loro. C che di punto in bianco inizia un buffo strip tease. Io dissimulavo il mio imbarazzo con risatine di circostanza: e chi l'aveva mai vista una bella donna che due ore dopo averla incontrata, si spogliava davanti agli occhi miei e della mia compagna? Dopo essere rimasta in mutandine, C, cominciò a spogliare una incredibilmente tranquilla Yin.
Dopo 20 secondi l'aveva buttata sul letto e la stava baciando dappertutto, lì, accanto a me.
Io ero col cuore in gola. Ricordo solo di aver pronunciato la parola "pazzesco" guardando M, che seduto ai piedi del letto, con gli occhi sognanti rispose: "è la cosa più bella del mondo".
Dopo pochi minuti le due streghe furono su di me e mi spogliarono a morsi.
Il resto della serata non sto neanche a raccontarvela. Rischia di essere il solito catalogo tipo kamasutra, e qualcuno, giustamente rischierebbe di slogarsi le mandibole sbadigliando. Ho delle immagini micidiali. Un mix psichedelico shackerato con due parti di fauni, un pò di Saffo, e una bella spruzzata di Rocco Siffredi.
Permettetemi solo il rapido accenno a quella che Campana descrisse nei suoi Canti Orfici come "pompa a due fauci": un vero e proprio point of no return.
Dopo C e M, abbiamo incontrato diverse altre coppie. E mai ( MAI ) una sola volta, siamo stati delusi dalle persone che avevemo davanti. Che nella totalità dei casi si sono rivelate piacevoli e simpatiche. Mediamente molto più intelligenti e sensibili del panorama falso e bigotto di ciò che è il mondo delle convenzioni e dei convenevoli.
C'è da dire che quasi sempre abbiamo fatto prima una bella cernita via chat, per capire le affinità eventuali, e delle persone che abbiamo segato in questi anni è stracolmo il nostro cestino.
Altra cosa importante da dire: mai una volta ( fatta eccezione forse l'ultima con C e M di pochi giorni fa ), un incontro a 4 è paragonabile al sesso a 2. Per quanto uno possa essere sgamato, un minimo di inibizione c'è sempre. E il sesso migliore è quello libero da qualsiasi freno.
Malgrado ciò, l'abbiamo fatto e rifatto e continueremo a farlo perchè non è tanto nell'istante presente ( che pure raggiunge attimi di consapevolezza in cui ti dici: ehi! wow! due donne mi stanno ciucciando il cazzo!!! ), quanto nella scia sismica e sessuale che produce nel rapporto di coppia ( e anche nella propria autostima, và ).
E' una cosa che mai in noi ha scaturito gelosie. E sì che siamo gelosissimi l'uno dell'altra.
Ma non si può essere gelosi in queste pratiche, dai. Sarebbe assurdo.
Abbiamo visto coppie collaudatissime collassare. Abbiamo visto singoli baldanzosi sciogliersi come neve al sole.
E' una cosa che richiede una grande consapevolezza dei propri limiti. Soprattutto non bisogna prendersi troppo sul serio e va fatta solo se si è pienamente convinti.
Per quanto si tratti di scopare. Per quanto si tratti di sesso più o meno selvaggio, alla fine si tratta di fare l'amore. Si tratta di strusciare la propria pelle addosso e dentro quella di ( semi )sconosciuti. E' una cosa facile e difficile allo stesso tempo. Si deve essere consci che in queste avventure ( ci riesce difficile chiamarli giochi come fanno molti ), si deve essere disposti a rappresentare per gli altri una sorta di proiezione delle loro fantasie. Solo un oggetto animato. Un cazzo. Una fica. Due tette. Un culo. Nessun coinvolgimento sentimentale. Ma per fare ciò ci vuole la totale stima di chi hai accanto. E tanta spontanea voglia di divertirsi. Sapendo quando è il momento di fermarsi, e quando andare oltre.
Dopo un primo anno in cui l'entusiasmo faceva da motrice, il tempo e gli impegni hanno preso il sopravvento fino a farci togliere l'annuncio e cancellare il nostro profilo: sembravamo diventati una coppia che se la tirava, e non è vero per niente.
Ogni tanto ci concediamo delle "rimpatriate" soprattutto con coloro con cui si è stabilito un legame davvero bello.Con questo post vogliamo ringraziare:
C&M, su tutti, a cui ormai ci lega un amicizia vera.
T ( idem come sopra ). L ( idem idem ).
F, S, L, S, R, S, ( la S va molto di moda fra le iniziali dei nomi ), A, R, P, N, E, M, L.
E' grazie a voi che possiamo dire:
Noi... abbiamo visto cose che voi umani non potreste immaginare…

Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…
E abbiamo visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser…
E tutti quei momenti NON andranno perduti nel tempo.

Yang & Yin

StℑḀⓜỚ TÖrŋåŋⅾo !!!

Ragazzi scusateci per l'assenza.
Stiamo bene e stiamo tornando. Siamo stati a fare un corso di simpatia per svecchiare il blog.

A tal proposito beccatevi questo "Hoppipolla" dei grandi Sigur Ros.

Un bacio,
Y&Y

martedì 30 novembre 2010

Come fosse epitaffio


In giorni come questo
in cui alziamo gli occhi al cielo
ci rendiamo conto di quanto trinata
fosse la misericordiosa confraternita
e come fosse antani
con scappellamento a destra.
La tapioca sbiliguda e veniale
prematurata addirittura
sull'inutilità del vicesindaco.
Mario, oltre la grazia eterna
restano gesta e abiti talari,
o, di catecumeno.
Scintillanti.




lunedì 29 novembre 2010

Ti sia lieve la terra, Leslie

C'è una via di mezzo fra Lars Von Trier e i fratelli Vanzina.
Un sentiero che si snoda su un crinale friabile, da dove è facilissimo scivolare nel crasso e dozzinale.
Leslie Nielsen ci sapeva fare le piroette, su quel crinale.
Ti sia lieve la terra, Leslie, per tutte le risate che ci hai fatto fare.




Supplire ( ovvero, n'antra "Cuarta di Qoperta" )

lunedì 22 novembre 2010

La classe non è H2O

nota bene: menù scritto con la macchina da scrivere!

Ci sono posti che trascendono la qualità intrinseca di quanto sono preposti a offrirti.
Luoghi la cui energia, carisma, karma, prescinde tutto e fa risplendere di luce pura botteghe polverose, alberghi semidiroccati, trattorie fuori dal tempo, a cui mai ti sogneresti di chiedere un briciolo di virtuosismo culinario, di servizio, o di comodità in più.
Certi luoghi sono avamposti magici.
Risacche di realtà che si credevano disperse e che si reggono vive e vegete su una serie di equilibri inspiegabili.
La Trattoria Sabatino è uno di questi posti.
Firenze è stracolma di ristorantini tipici, eccellenti, buoni o terribilmente turistici.
Sabatino è proprio accanto alla porta di San Frediano. Una specie di guardiola dislocata prima di entrare nella pancia della nostra bellissima città.
Quando vai da Sabatino non vai certo per mangiare bene. E' pieno di posti dove si mangia meglio. Tant'è che la sconsigliamo agli amici extra cittadini: se uno viene da lontano, sarebbe da bastardi portarlo da Sabatino. Eppure...
Eppure da Sabatino si sta bene. Alla grande. Da Sabatino si va per godere della compagnia dei commensali e della gentilezza soave del personale e dei proprietari.
Guardi le facce di chi siede ai tavoli e ti fai un film.
Ovvio che se tutto questo non fosse supportato da un pilastro enorme, il castello cadrebbe in mille pezzi. E da Sabatino la magia è... nei prezzi!
Che sono ancora in lire!!! Nel senso dell'importo.
Guardate la foto!
Notate: Spaghetti al sugo ( che in fiorentino sarebbe il ragù ) 3, 80 euro! Spaghetti al pomodoro 3,80 euro...
Ma guardate la riga sotto!!!!!!!!!
Tagliatelle al sugo e al pomodoro 3,90!!!!!!!!!!!!
10 cent in più! Evidentemente perchè la pasta è più larga!?!? Perchè c'è l'uovo invece che solo il grano duro? E' fulminante questa cosa!
E il vino? Un quarto della casa 1,10!!! ( non vogliamo manco sapere dove lo comprino ).
Ora, non ci vuole un sociologo per sapere che Firenze è una delle città più care d'Italia.
In qualunque altro posto in centro per uno spago al pomodoro ( che non sia precotto ) si sganciano come minimo 7 euro. Da Sabatino non c'è un solo piatto che costi 7 euro.
Manco fra i secondi.
Siamo convinti che qualcuno viene qui a mangiare perchè spende meno che facendo la spesa alla Coop.
Fra comprare la pasta, la pomarola, scaldare la pentola dell'acqua, metterci olio, due foglie di basilico e il parmigiano, e poi lavare i piatti, e il tempo impiegato per fare tutto ciò, come è possibile spendere meno di 3euroe80?
Eppure non è per il prezzo che passi sopra alla qualità del cibo, che per'altro è dignitoso.
Non è semplicemente dire: "Ho mangiato male, ma ho speso poco..."
Da Sabatino si va volentieri ogni tanto, ed è perchè si respira un energia positiva in questi posti.
Ti mettono di buon umore.
Ti metti a sedere a tavoli dove le tovaglie, verdi come lenzuola dei reparti rianimazione, sono coperte da cellophan ( d'estate è un bijoux sentire gli avambracci che si appiccicano ).
Le sedie sono antidesign ( mod. Seggiola, design Anonymous Design ). Cottaccio in terra. Un bel salone con un sacco di posti a sedere. La gente è mediamente allegra. C'è il carrozziere e il notaio. Le impiegate e il pensionato.
Qualche vecchio triste che conta ormai la sua vita in levare.
Non c'è una sola cosa che sia pretestuosa. Non una cosa che non sia sincera.
Come la pulizia immacolata di tutto il locale e dei bagni.
Poi mangi questa pera cotta in forno con lo zucchero sopra, e quel castagnaccio che potresti mangiare dalla nonna...
E tutto risuona come un diapason.
Tutto assolutamente ( im )perfetto.
Come piace a noi.
Non c'è apparecchiatura superba che tenga. Non c'è anatra all'arancia o camerieri in livrea minimamente paragonabili.
C'è solo tanta, tantissima umiltà.
E la classe innata che tutto pervade, in luoghi come questo.
Quasi un covo di angeli custodi.


Yang

La sinapsi ( per niente ) malata: Andy Mckee: "Gates of Gnomeria". Non serve alcuna descrizione: basta far partire il video.




domenica 21 novembre 2010

Interferenza erotica V ( ove V sta per 5 ma anche per delta )

click on the image


I want to fuck you like an animal
I want to feel you from the inside
I want to fuck you like an animal
My whole existence is flawed
You get me closer to god

Through every forest, above the trees

Within my stomach, scraped off my knees
I drink the honey inside your hive
You are the reason I stay alive



( Nine Inch Nails: "Closer" )

mercoledì 17 novembre 2010

Tattooed girl ( piccolo aggiornamento )













Questi sono avambracci, non cosce, pervertiti.

L'immaginario erotico è spesso farcito di donne tatuate.
Dalle geishe giapponesi alla celebre copertina dei Supertramp, il tatuaggio sul corpo femminile ha sempre esercitato una bella iniezione di testosterone nei corpi cavernosi dei piselli di molti maschi eterosessuali.
A me, sinceramente non ha mai fatto impazzire, anzi lo considero un bel fattore di ammosciamento di cazzo. Ma si sa, io non sono normale.
E comunque ci sono le dovute eccezioni: Yin mi arrapa a bestia.
Quel che si vede nella foto in alto, più che un tatuaggio è la controprova di quanto fulminato sia il suo cervello.
L'altro giorno è andata in biblioteca per documentarsi su della roba tecnica architettonica di cui io non capisco ( e non voglio capire ) una sega.
Al suo ritorno le ho chiesto se fosse stata al negozio dei tatuaggi piuttosto che in biblioteca: aveva finito i quaderni, e al pari dei ragazzini che si preparano per un compito sulle guerre puniche, ha pensato bene di scrivere gli appunti sul resto del suo corpo.



Quando l'ho vista mi è venuto subito in mente il retro della copertina di uno dei 4/5 album più belli della mia vita: "Blood Sugar Sex Magic" dei Red Hot Chili Peppers. Quelli veri, non quei cazzi mosci attuali. Quelli che ti pompavano in culo tanto di quel funky che ti strippava il cervello, e finivi per sbavare godendo come un cagnaccio rabbioso.














Le dedico questa canzone che ha un titolo assolutamente calzante:
"If You Have to ask"
E' pronta a qualsiasi domanda: le risposte ce l'ha sotto le maniche.

A volte mi chiedo se quella che io scambio per pazzia geniale, non sia semplice e banale scemenza. Ma dai, non può essere scema: uno scienziato come me se ne accorgerebbe...
...
O no?
...

Vabbè, meglio non pensarci. Spariamoci in vena un pò di Red Hot...

ps: la foto sotto ( intitolata "Ornitologia tatuata " ) è di qualche anno fa e mi ero scordato di metterla. Visto che Carlos, nei commenti, l'ha richiesta, eccola qua. Pensate che Yin, volle andare a lavoro conciata in questa maniera. Con una camicetta e basta. Sotto la camicetta c'era questo mio affresco.
Ah... ora che ci penso sulla pelle aveva anche un altra tinteggiatura. Ma quella non era affresco.
Era a caldo.



giovedì 11 novembre 2010

Street Poetry

L'altro giorno ho accompagnato Yin a lavoro, poi mentre me ne stavo andando vedo sul muro dei fogli fotocopiati e appiccicati alla rinfusa. L'impaginazione del testo e la suddivisione delle frasi fa sembrare che si tratti di frasi poetiche. Mi avvicino e leggo.
Si... è una poesia.


-Perdendo la bussola in una fredda notte d'estate.

Per altre ragioni ch'è inutile dirvi,
sbarazzerò le nuvole
e incastonerò il sole,
correrò fra boschi di arabeschi

urtando fiori
e annusando la terra.

Verrò dalla tua solitudine

abbandonando la mia nostalgia.



Ce ne sono altre. Le leggo. Alcune belle. Altre meno. Altre decisamente scarse.
Ma è interessante questo modo di aggredire il passante a colpi di ovatta. Di scuotere il torpore di questa anestesia a suon di carezze.
Ed è meravigliosa la loro anonima voglia di esporsi al pubblico ludibrio in una città beffarda e disincantata come Firenze. Il loro dissipare gemme e cazzatelle accanto a cacche di cane e muffe.

Se fra 100 offese, e 10.000 indifferenze, una persona avrà apprezzato quel che ha letto, sono certo che il poeta si sentirà intimamente più felice. Anche se non lo viene a sapere.

Su una poesia qualcuno ha aggiunto a penna: "sei matto".
Miglior commento per un poeta penso non ci possa essere.

Torno alla macchina.
Sarà una bella giornata, lo sento.

Yang

http://www.mep.netsons.org/

giovedì 4 novembre 2010

Ho il ballo di San Vito e non mi passa

Sbagliare ad indossare le calze la mattina non è cosa, specie se la giornata si srotola dentro un ambiente chiuso, sconsigliabile se gli impegni non ti permettono di uscire, insopportabile se il "menù" prevede la tua permanenza su di una sedia di legno per diverse ore consecutive. Eh no, indossare calze con una trama irritante non è stata una gran volpata. Iniziato con un lieve pizzicore attribuito erroneamente ad una fastidiosissima zanzara, esso si è velocemente trasformato in un diffuso prurito. Ergo, dopo un ora di grattatine più o meno composte il mio corpo tarantolato ha iniziato a muoversi a scatti. La prima a scomporsi è stata la caviglia sinistra, battendo un tempo più o meno regolare, tanto che il mio vicino si è sporto per controllare che non avessi un auricolare collegato ad un I-Pod. Di seguito il ginocchio destro a battere contro il sinistro e a questo punto lo sguardo del curioso vicino suggeriva che avesse intuito io fossi un pò agitata. Alla contrazione ritmica di ogni gluteo, ho preso ad oscillare come una barca in preda ad una mareggiata. In un primo momento ho cercato di mascherare gli incontrollabili sussulti con un sorriso, come se il mio corpo rispondesse, tutto, ad un pensiero divertente, ma quando ho iniziato a mordicchiarmi le labbra allora ho capito che ero davvero nei guai. Seduta in quarta fila, avrei dovuto attraversare tutta la sala gremita di gente probabilmente in preda agli spasmi, attirando tutta l'attenzione su di me, nemmeno troppo convinta che sarei arrivata viva alla porta di uscita. Ho ritenuto così di tenerla come ultima opzione e mi sono concentrata nell'escogitare qualcosa che mi potesse salvare. I pensieri sono stati molti, taluni persino bellicosi tanto era il fastidio provato. In procinto di lanciare un finto allarme incendio la voce al microfono sussurra quelle 5 meravigliose, miracolose, provvidenziali parole.

FACCIAMO CINQUE MINUTI DI PAUSA ... ecosissia!

Con scatto felino, approfittando del fatto che dovevo scavalcare qualche gamba distesa, per celare la mia andatura claudicante, ho raggiunto la porta e mi sono fiondata in bagno. Inutile dire che della prima parte di giornata non ho ricordo alcuno se non che, uscita di casa con le calze, mi sono ritrovata ad un tratto con lembi di pelle scoperta, nonostante il calendario segni Novembre. Questa sera, con il raffreddore che incombe, posso però dire di avere scongiurato qualche dramma, non ultimo lo scorticamento isterico delle mie gambe.

Yin



martedì 2 novembre 2010

Il Paese ha bisogno di te: "Aiutiamo a Bberlusconi"


Berlusconi comunica al mondo intero che è meglio essere appassionato di belle ragazze piuttosto che essere gay, omettendo che le ragazze in questione sono spesso minorenni, e che essere gay non è reato e men che meno una malattia.
Mentre avere rapporti con ragazzine minorenni lo è di certo: rientra in una malattia riconosciuta con il nome di pedofilia. Un reato appunto, da codice penale. Come un reato è abusare del proprio potere per fini personali. Ogni volta questo ometto se ne esce con frasi da fare impallidire un morto mentre conserva sempre quel ghigno da ex playboy degli anni 70.
Ogni sua giustificazione è una continua celebrazione del luogo comune, del lazzo, del coriandolo, della pernacchia. Della gara a chi sputa più lontano e a chi non piscia in compagnia è un ladro o una spia.

Tutto questo gli serve per uscire dalla merda da cui è ineluttabilmente attratto ( oltre che dalla fica ) dandosi un colpo di cipria sul naso.
In questo paese popolato di fenomeni da baraccone, in cui c'è la gara per cantare in coro assieme a lui "ma che ce frega, ma che c'importa", tutto scivola. Tutto annoia in questo paese che tutto indulge e tutto perdona a questo vecchio satrapo. A lui che ha fondato un impero sulla lobotomizzazione. Sullo sputtanamento cerebrale.
Questo signore infatti è sempre andato a puttane. Adesso non fa altro che portare tutta l'Italia assieme a lui. Tutti a braccetto. Vescovi con trans, secessionisti bergamaschi con bidelli calabresi. Tutti insieme fischiettando su questo lungo binario morto.

Ma non è di questo che vogliamo parlare. Al contrario!

Una cosa è infatti certa: quest'uomo sta perdendo i colpi: l'ultima giustificazione data oggi è sintomo che sta raschiando il fondo del barile.
Diamogli una mano a trovare argomentazioni più arroganti.
Diamoci dentro: fuoco alle polveri. Consiglieri e consigliori. Adesso sta al vostro ipotalomo e ai vostri polpastrelli. Cominciamo noi:

1. meglio essere un nano bagonghi ma ricco e famoso piuttosto che un cesso povero in canna.
2. meglio essere presidente del consiglio per fare leggi ad personam e mascherare le proprie malefatte piuttosto che uno sfigato comune.

3. meglio ricorrere a figure di merda esplicite quando non si ha nulla di meglio da offire, se serve a farsi quattro risate mentre si stacca una cambiale.

4. meglio la fighetta profumata di una minorenne slurpata a Villa San Martino, che il cazzo sudato di un travesta, sucato in una periferia di Roma da un ex giornalista comunista.
5.
a voi...

Yin e Yang

giovedì 28 ottobre 2010

Rullo di tamburi


A tutti gli amici che hanno condiviso e dato il loro contributo alla realizzazione del sogno ... ecco a voi la schedina giocata!



E siccome ogni promessa è debito, in caso di vincita i ruoli assegnati restano quelli del precedente post.
Adesso non resta che stringere le chiappe fino all'estrazione di questa sera!!!

YY


mercoledì 27 ottobre 2010

Dateci il culo!!! ( almeno un pò )




Agli Othelmi e alle Wannemarchi ivi presenti chiediamo il contributo a una nobile causa:
arricchirci e andare bellamente nel culo al resto del pianeta terra!
A Yin è venuta questa idea strampalata, ma siccome è una donna in carriera e non ha tempo da dedicare a queste sciocchezze, chiede a me di fare il lavoro sporco.
Ognuno di voi ci dia 1 numero, da 1 a 90.
Noi domani lo giocheremo al Superenalotto e se si vince si divide con chi ha partecipato.
Ci state?
Si o no?
Non vi fidate???
Oh... quando vedrete poi i post dalle Isole Vergini dove ci trasferiremo insieme agli amici suggeritori, per fondare la " Sacra Setta del Nettare di Ammmore" poi non dite "eh... ma io... io non sapevo... io non credevo..."

Cacciate i numeri e andiam'affanculo!!!
Porcaputt...

ps: Al primo viene riservato il titoli di Arciduca ( o Marchesa ) di Cayman ( mica cotiche )
pps: evitate il 69. Dico a te. Hai capito? Si. a te.
:-)))

Yang

Nella foto dal futuro qui sotto, si vede noi e i nostri amici mentre facciamo merenda con pane e prosciutto di squalo a Gran Cayman su uno yacht prestatoCi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Le sparute nubi di sfondo sono gentilmente concesse dall'invidia di chi non ha partecipato al giochino.

lunedì 25 ottobre 2010

In un bosco d'inverno, tre anni fa.

foto ( magica ) di Ken Ichi Murata


… "Tu preparati, per questa sera ho riempito una tasca piena di stelle..."

So che è un invito a cena e vista la tensione erotica del pomeriggio, trascorso ognuno nel suo posto di lavoro, posso immaginare che tutte le porcate scambiate in chat possano prendere forma con la complicità dei nostri corpi. Quando arrivi e scendi dall’auto, mi vieni incontro con un ghigno beffardo ma impacciato. La profondità del tuo sguardo che ben conosco, mi svela che apprezzi ciò che vedi, io ti sorrido e ci sediamo al tavolo. Ti chiedo come stai, ma come stai si evince dagli arrossamenti che circondono il tuo naso dovuti ai tanti e ripetuti starnuti e dai riflessi nell’umidità dei tuoi occhi. Tra una portata e l’altra parliamo del più e del meno fino a quando lo squillo del tuo cellulare squarcia l’intimità della sala. Ti alzi e ti allontani per riservatezza, ho solo percepito sorpresa nel tuo sguardo ma seguito a mangiare. Ritorni al tavolo, ti siedi, mi guardi serio e sereno, e mi dici: - “Devi sapere una cosa...”
- "Eh no!" -
Non è il modo di irrompere nella fragilità del pessimismo che mi contraddistingue. Percepisci che è un fulmine a ciel sereno ma è quell’effetto che hai rincorso con una rappresentazione degna di Al Pacino e continui a tenere la parte. Col cuore in gola ti invito a proseguire.

- “Non prenderla così”

- "Ehi ehi attento a te! Mi sto agitando, e l’argenteria con cui mi apparecchi la tavola non depone a tuo favore, quindi vedi di svuotare il sacco e fallo subito!"

- "Ok ok però non ti incazzare"

- "Incazzare? Lo vedi il fumo che esce dalle mie narici? Non è la condensa dovuta ai meno 15 gradi esterni e nemmeno il tortello ustionante che si sta spegnendo ancora intero nel mio stomaco, arriva al dunque altro che non ti incazzare"

- "Eh ma io come faccio a dirti che non proseguiremo da soli la serata se sei già incazzata?!?"

-"Ehhhh ?? Preco, shcuss? "- In un lampo ho capito che le stelle che mi hai preparato sono piuttosto carne viva che si appresta a raggiungerci. Sono un po’ stordita, un attimo fa mi aspettavo di raccogliere il mio cuore in frantumi sul pavimento mentre adesso percepisco che al massimo saranno le mie mutandine sfilate a quattro mani che dovrò raccogliere.
Mi intriga, mi intriga eccome, dopo tanto tempo e fiumi di parole eccitantissime stiamo realizzando una nostra fantasia. Abbiamo già sperimentato il paritario rapporto in numero"pari". Cioè a 4. La discesa a 3 significa ancora maggiore complicità. Siamo pronti? Sì. Direi di sì.
Raggiungiamo il parcheggio dell’appuntamento e tu non ti fai mancare una battuta per i tanti camion che vi sono parcheggiati. Io non mi faccio trovare impreparata incalzando una breve descrizione di un rapporto turbolento dentro una di quelle cabine con un bel camionista. Mooolto Bene. Il tasso erotico nel nostro sangue ha raggiunto i livelli di guardia e aspettiamo solo “il tester” per stabilire quanto siamo fuori.

Ecco una macchina arrivare e affiancarsi alla nostra, ne esce un bel ragazzo ( il tester ) . Io sono di spalle e quando mi volto riesco solo a leggere la marca dei suoi jeans nell'etichetta posta a fianco dei bottoni tanto è prossimo al finestrino. Sale in macchina e ci dirigiamo a prendere un caffè per rompere il ghiaccio. “Strano” - penso - “una si fa tante remore... con uno sconosciuto? Ma come si fa? Ci sarà il giusto intrigo? Sarà un fuori di testa?” - E poi quando te lo trovi davanti hai talmente tanto ipotizzato questo evento, che subito lo senti parte integrante della tua intimità. Il caffè serve a me e al nostro ospite di avvicinarci a meno di 10 cm l’uno dall’altro e annusarci come animali mentre l’ammazza caffè serve a scioglierci in un sorriso. Saliamo nuovamente in macchina, tu alla guida, io al tuo fianco e D sui sedili posteriori. Guidi per un po’ mentre io intrattengo il nostro ospite con chiacchere conoscitive. In prossimità di una collina, nel buio ti fermi in uno spiazzo. Non permetto all’imbarazzo di impossessarsi dell’abitacolo e senza indugio ti guardo negli occhi e dico:
- "Se sei d’accordo faccio gli onori di casa!" - Esplodi in una risata, per metà divertita e per metà imbarazzata da tanta sfacciataggine. Ti rispondo con uno sguardo malizioso, e riesco a immaginare il lievitare di qualcosa in mezzo alle tue gambe, ma decido di non sfiorarti.

Mi volto e mi allungo verso i sedili posteriori dove D, un po’ sorpreso da tanta intraprendenza, mi sta già inconsapevolmente aspettando a gambe semiaperte. Mi abbasso e appoggio una mano sui suoi bottoni, quindi appoggio la mia bocca a sentire la sua eccitazione crescere. Gli slaccio i pantaloni e glielo sguscio fuori.
E’ grosso, caldo, e lo sento pulsare tra le mani. Lo accolgo nella mia bocca senza richiuderla, e senza esitazione faccio scorrere la lingua tutta intorno, poi affondo finchè ce ne sta e risalgo. Lui emette un sospiro lungo e coinvolto mentre io deglutisco il suo sapore. Mi chiedi se avevo ancora fame vista la mia voracità, ed io come una bambina che ha appena addentato la sua grande mela caramellata, mi lecco le labbra e annuisco. Mi volto nuovamente verso D che nel frattempo si è messo comodo sfilandosi jeans e mutande. La sua erezione è davvero spettacolare e mi fa capire quanto mi desidera. Questa volta D accompagna la mia testa fra le sue gambe e mi dice che prima l'ho colto in contropiede e non ha sentito bene, e se posso ripetere quel che stavo facendo. Lo prendo nuovamente in bocca e nell'alzarmi lascio cadere un cospicuo filo di saliva che collega la mia bocca a lui mentre gli chiedo se così sente meglio. Tu guardi estasiato lo spettacolo, e annuisci compiaciuto quando cerco i tuoi occhi. Poi infili una mano sotto la gonna e mi scosti le mutandine e con l'altra scopri il mio sedere afferrandolo e accarezzandolo. Meglio di una contorsionista seguito a lavorarmi il suo cazzo con la bocca, mentre allungo una mano sul tuo trovandolo durissimo. Il suo accompagnare ritmicamente la mia testa con le mani non mi impedisce di sussurrargli una cosa che so frustarti nella maniera adeguata:

-" Guarda come si eccita nel vedere la sua donna spompinare un bel maschio come te...".

Questa frase, che graffia il tuo orgoglio, mi regala una sonora sculacciata e mi spinge ancor di più in affondo sul suo cazzo, e lui mi punisce ulteriormente, afferrandomi i capelli e bloccandomi per qualche secondo la testa così. La temperatura dentro la macchina ci consente di spogliarci ed io raggiungo D sui sedili posteriori. Mi abbandono alle sue mani che iniziano un tour meticoloso del mio corpo che sento rispondere al tocco di quello sconosciuto. Tu infili il cazzo fra i due sedili ed io ho la possibilità ora di afferrarne due contemporaneamente. Scorgo le differenze al tatto e al sapore, mentre il groviglio delle vostre mani mi sta facendo godere. La condensa ha ricoperto i vetri e la nostra noncuranza per l'esterno mi sorprende e mi eccita ancor di più. Sembriamo animali rinchiusi in pochi metri, io vi sbrano e voi a turno cercate il mio piacere.
E mentre mi tieni la testa sulle tue gambe, ed esplodo in un orgasmo pazzesco che mi procura D, mi infili due dita fra i denti, come a voler salvaguardare il silenzio in cui dorme il bosco intorno. Ed io muoio. Eccomi morire. Muoio grazie a voi, gonfiando la gola in un rantolo rauco. Quindi mi inviti ad occuparmi con dovizia del cazzo di D mentre mi scopi, ed io lo faccio fino a quando esplode imbrattandomi il viso e il seno.

A quel punto mi volto per mostrarti l'arte sacra che scivola dalle mie guance. Tu mi afferri una mano, e mi imponi di raccogliere lo sperma che sta gocciolando. Ma pensi sia finita li, con il salvataggio della tappezzeria? Invece ti sorprendo ancora una volta portandone una goccia in punta di lingua e ti dico: “Quanto spreco!”

Il mio gesto ti eccita al punto che mi esplodi sulla schiena e sul sedere, poi mi offri la mano imbrattata alla bocca e mi dici: - “Finisci il lavoro!”- ed io ubbidisco.

Ci ricomponiamo, tutti sconvolti ma soddisfatti, e durante la “planata” facciamo ancora qualche chiacchera, fra convivialità complice e circostanza.

Poi salutiamo il nostro gradito ospite con la promessa falsa e cosciente di tutti di rivedersi presto.

Poco dopo mi stai accompagnando alla mia auto in silenzio. Scorgi un parcheggio sul lago e ti fermi, penso per ricomporti. Invece mi prendi il viso tra le mani e mi baci con uno di quei baci che potrei svenire. Quei baci che sono più che un giuramento. Continui a baciarmi, e sai, la carne è debole, e in men che non si dica siamo nuovamente a fare l'amore io e te, a lato strada incuranti. Basta poco per entrambi. Il turbinio di emozioni appena provate ci regala l'ennesimo bellissimo orgasmo.

Restiamo così in silenzio, l'uno accanto all'altro guardando la pressa nera che è questo cielo senza stelle.

Poi metti sù un po di musica ed è come venir portati via dalla risacca del cuore.

Ci mettiamo a parlare di un concerto che vorremmo vedere. Di fare un falò. Di Mercurio.

Di quanto si sia vicini al Sole stanotte.

E se questi attimi ci vogliono scivolare fra le mani, che se ne vadano.
Abbiamo fregato il tempo: La vita resterà prigioniera per sempre in una tasca piena di ricordi incancellabili.
Noi siamo la terra.
Noi siamo il cielo.
Noi siamo tutto, amore mio.
Noi siamo niente.


Yin





"The Chemical Between Us": Bush. Una delle mie canzoni preferite. Una delle "nostre" canzoni.


Teaser

teaser
s.m. inv.
Nel linguaggio della pubblicità, annuncio a destare la curiosità per l'attesa di un prodotto, senza renderne note le caratteristiche, che verranno svelate nelle fasi successive della campagna pubblicitaria



Yin sta preparando un post, dove spiega qualcosa di noi, che temiamo ai più sia sfuggita.
Una specie di dark side ( che poi non è mica tanto dark... ) degli Erotici Eretici.


A presto.
Il video dei grandiosi Queens of the Stone Age è qualcosa di più di un semplice indizio.

Yang


Queens of the Stone Age - Sick Sick Sick (music video)
Caricato da dr_inside. - Scopri altri video musicali

giovedì 21 ottobre 2010

Per Sempr

Finchè trovammo una soluzione: saremmo andati via, così; improvvisamente.
Non fu nessuno dei due a suggerirla, ma ricordo che io la adottai per primo e dopo il comprensibile sbigottimento, anche lei condivise il perchè di quel comportamento apparentemente assurdo.
Eravamo arrivati a un punto in cui era impossibile spingersi oltre, e impensabile tornare indietro. Nessuno dei due riusciva ormai a fare a meno dell'altro. E nessuno dei due osava ripudiare una storia talmente imperfetta da farla davvero somigliare a qualcosa di divino.
Non era possibile fare un passo in avanti. E inammissibile era lasciarsi definitivamente.
Sicchè ogni volta che ci vedevamo, prendemmo ad andarcene senza salutare, senza avvisare, senza uno sguardo o un gesto che potesse far presagire che l'altro si sarebbe alzato dal tavolo e se ne sarebbe andato. Era diventato insopportabile passare attraverso i terribili momenti dei saluti. Quando tutto diventava difficile. Quando la realtà tornava ad impossessarsi della nostra reciproca esistenza. Decidemmo pertanto di saltare, by-passare, prescindere il momento dell'arrivederci, del bacio, dell'abbraccio, della carezza, degli sguardi bassi.
Ce ne andavamo così; improvvisamente. Mentre lei telefonava. Mentre io parlavo con la cameriera. Mentre mi legavo una scarpa. Mentre lei comprava un profumo.
Ci voltavamo, e l'altro non c'era più.
Eppure ci rivedevamo, quasi ogni giorno. Come niente fosse.
Affinammo quel gesto folle, portandolo a un livello tale di virtuosismo che imparammo a svanire completamente, nel momento migliore del nostro incontro. Al culmine di una risata. Nel momento commovente della contemplazione di un opera d'arte. Durante una cena. Durante un brindisi addirittura.
Rideva, apriva gli occhi, e io non c'ero più.
Ce ne andavamo così; improvvisam



Yang



( da ascoltarsi rigorsamente in cuffia o ad ALTISSIMO VOLUME )

lunedì 18 ottobre 2010

La Quinta Crociata

Si inaugura una nuova rubrica. "Cuarta di Qoperta", sarà il suo nome.
Sulla quarta di coperta ( con questo termine si intende la contropertina di uno stampato ), solitamente si cita un brano significativo del romanzo. Serve a dare il tono del contenuto.
Spesso quello stralcio è un veicolo fondamentale, più della copertina stessa, per incuriosire il lettore e convincerlo a saperne di più di quel libro.
Ci siamo divertiti a inventarci questa prima cosuccia, sperando che vi piaccia.
Il contenuto del brano è, completamente paranoide e crediamo, un minimo straniante.
Lo diciamo per i nuovi amici, visto che per i vecchi questa nozione è decisamente obsoleta.

:-)
click on the image

martedì 12 ottobre 2010

Corso di SemantIKEA





Øgni volta che leggiamo il katlogo IKEA non possiamo non metterci a immäginare i nomji fantomaticj di nuœvi oggetti di arredamentø.
Ma che cazzø di lingua è lo svedesë, dai?! Siamo seri: Lullällyorpllggyjdet. Smegmasbörr. Unghjespork. Cjmůrr.
Un copy che si rispetti dovrebbe rendersi kont kǣ nel resstö del mondø l'onömatopeika prodtta da quei nomhj è ridycöla.
Io cj ho messo del myo.
Che ne pensäte?

Attendyamo nuovi sůggerimenti per il nuovo Katlogo 2012 ( sono sempr avnti gli svedesijy ).



Yänggtghfsllulla


clicca sull'immagine ( doppio ingrandimento )

ps: l'immagine magnifica in testa al post è scovata su internet. Non so di chi sia. Sicuramente di un genio!

lunedì 11 ottobre 2010

Ripiegare


Poche cose mi immalinconiscono come togliere la roba dalla cabina.
Riporre gli asciugamani, gli accappatoi, le creme solari, mi da sempre questa antica morsa al petto. Sempre questa angoscia che mi pervade.
L'estate e la sua luce mi risuonano dentro come un eco.
Ci ritiriamo da questo piccolo avamposto di felicità fatua.
Altro che equinozio; l'estate finisce ufficialmente soltanto ieri.

Poi tu hai una battuta. Mi fai ridere di cuore ( graziegrazieamoregrazieghghgh ).

Ma mentre ce ne andiamo guardo nello specchietto il mare.
Che rimane li, tutto solo.

Yang

venerdì 8 ottobre 2010

Versace(ne) n'antro goccio


Molti non ci fanno neanche caso, talmente siamo imbevuti nella filosofia suicida del "più sei magro più sei figo". Se poi sei magro e ubriaco, sei figone Se sei magro, bevi come una spugna e ti droghi, mamma mia! Allora si, che sei un super figo de luxe edition.
Se poi sei pure ricco, beh... Che te lo dico a fare: Sei un modello.
Queste due tipe che vedete in foto sono modelle. Pertanto rappresentano un icona degna di assurgere a copia cui conformarsi.
Guardate le facce. La location. Le pose. Sono le tipiche facce della persona sfatta e strafottente. "Si, sono cotta, e allora? Sono ricca, secca come un chiodo, e mi posso permettere stracci che costano migliaia di euro. Quindi, che cazzo guardi???"
Secondo me è di un arroganza pazzesca.
La Repubblica, una settimana si e l'altra pure ci parla di quanto sia pericoloso il modello estetico attuale ( pure oggi su repubblica.it ).



Ma mai, MAI, che si siano tirati indietro dal fare da veicolo a questi untori. E' inutile che si rammarichino della deriva a cui si lasciano andare certe ragazze, se poi ospiti una paginona con una campagna stampa come questa.
Con una mano intascano i soldi da questi spacciatori ( perchè il modello estetico proposto da certe maison nient'altro è che spaccio ), e con l'altra scrivono un editoriale indignato su quanto sia drammatico il perseguimento della magrezza estrema.











VI ricordate "Cristiana F. i ragazzi dello zoo di Berlino"? Da urlo disperante è diventato una sorta di manifesto della moda. Nell'abbigliamento. Nell'atteggiamento, e nell'estetica.
Vanno cercati anche in queste piccole cose i semi del deragliamento della civiltà occidentale.



Yang


Modello n.m. [pl. -i] 1 ogni cosa o persona ritenuta esemplare e, come tale, degna di essere imitata. 2 originale da riprodurre, a cui conformarsi ( Garzanti: Il Grande Dizionario della Lingua Italiana )



La Sinapsi Malata
( ma mica tanto ): "Imagine" nella versione degli "A Perfect Circle".
Una canzone ottimista come il pezzo di John Lennon riletta tutta in chiave minore.
Basta scendere di un semitono per stravolgere tutta l'armonia del brano. E tutto appare illuminato da una luce diversa.
Direte: "Che c'entra?"
Come diceva Moretti: "Eh... non c'entra, ma c'entra..."



A Perfect Circle - Imagine
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giovedì 7 ottobre 2010

Indovina chi cazzo viene a cena ( un racconto inedito di Yang )





Beba è seduta di fianco a me sul divano. E' agitata. Un pò troppo agitata. Capisco che sia inquieta; sta venendo a cena il suo nuovo fidanzato americano che ha conosciuto durante questo master a Cincinnati, ma le sue dita attorcigliate stanno innervosendo anche me, e mi impediscono di leggere il giornale tranquillamente.
- "Mi dici che succede?"- domando esasperato.
- "Babbo... devo dirti una cosa riguardo il mio ragazzo..."
Ahia! Dove vuole andare a parare?
- "Non viene a cena?"
- "Dai babbo! Certo che viene..."
- "E allora perchè tutta 'sta tensione, Beba?"
- "Non ti ho mai parlato di lui in maniera... uhmmm... come dire... esteriore..." - mi dice, accennando un sorrisino di circostanza.
- "... E'... brutto?" - domando sghignazzando
- "Macch...dai, babboooo!!! Macchè brutto! E' bellissimo! Solo che..."
- "..."
- "Non so come dirtelo..."
- "Solo che...?"
- "Non è un bianco..." - quasi sussurra
- "Cosa?" - la rivelazione di mia figlia è talmente banale che mi sorprende
- "Non è bianco babbo! Non ha la pelle di colore come la nostra!"- mi dice guardandomi e alzandosi dal divano
- "E un bel "chi se ne frega" non ce lo vogliamo mettere, come nota a margine?!" - faccio io.
Rimango allibito dall'atteggiamento di Beba. Mi crede razzista?
- "Non è così semplice babbo. Lo so come sei fatto. Mi hai insegnato la tolleranza e a non avere pregiudizi per nessuno... Ma questo è una cosa diversa..."
- "Suvvia Beba!!! A me basta che vi vogliate bene. E che, ovviamente, sia una brava persona. Cosa vuoi che mi frega se questo ragazzo è un nero!?"
- "Non è un nero, babbo..."
- "E che è? Un cinese? Un messicano? marziano?" - mi sta facendo davvero incazzare
- "Un... indiano..."
- "Un in... diano? AHAHAHH! Ma che mi frega? Lo sai che lo zio ora è a Mumbai per la sua azien..."
- "Babbo è indiano... americano... Un pellerossa!"
- "Un... pellerossa!?" - non so perchè ma questa cosa l'avevo proprio esclusa - Ah... vabbè... Augh! Allora io essere grande capo, e tu piccola squaw!
- "Ahahaha! - ride nervosa - Il problema non è quello, babbo..." - insiste, suggestionandomi.
- "Si può sapere quale cazzo di problema ha questo ragazzoOOO???- adesso sto gridando
- "Ruggeroo! Ci vogliamo far riconoscere subito anche in America??"- mia moglie Luana grida dalla cucina. Sta finendo di preparare la cena.
- "Dai Luana! Ma la senti tua figlia? Ma la sentiiii? Mi sta facendo preoccupare! Chi diavolo devo aspettarmi a cena? Un erede di Toro Seduto collezionista di scalpi??"- Voglio essere sarcastico ma ho un flash di un ascia bipenne e mi viene un brivido.
Luana arriva in sala. Guarda Beba compassionevole e le dice:
- "Dai su, Beba... Diglielo..."
- "Cioè... tu lo sai!?!?? Sai di cosa sta parlando? Ma mi pigliate per il culo? Che è 'sta storia? Ora Beba io esigo che mi dici che problema ha questo ragazzo. Lo E-SI-GO, ORA!!!" - ringhio incazzato guardando prima Beba e poi mia moglie.
- "Il suo problema è il nome..." - fa Beba, abbassando lo sguardo.
Io guardo mia moglie con un sorriso da deficente:
- "Cosa è? Uno scherzo? Il suo problema è il nome???" - domando a Luana- " E, di grazia... COME SI CHIAMA?" - sto sbroccando.
- "Si chiama Buli Buli Varra..." - dice finalmente Beba con voce tremante.
- "Buli Buli... Varra??? AHAHAHAHAHAH! "- mi schianto dalle risate... il nome ha una sonorità talmente ridicola che spazza via istantaneamente la preoccupazione. Mi dirigo a stappare un vino californiano. "Brindiamo a Buli Buli!!! Orsù signore!"
- "Buli Buli Varra, babbo... Non Buli Buli e basta..." - mi corregge pignola Beba.
- "Ok ok... Buli Buli Varra. E' bene essere precisi... che diamine..." - verso il vino nel bicchiere, ne annuso il profumo e bevo un bel sorso... -" Ehi, donne! Buono 'sto vinello... E, dimmi un pò, che vuol dire Buli Buli Varra?...."
Silenzio delle due squaw.
Istantaneamente torna la preoccupazione. Bevo un altro sorso rapido. E insisto:
- "Che.. vuol dire... Buli Buli Varra?"
- "Vuol dire... Cazzaccio Puzzolente..." - mi rivela Beba.
Poggio il bicchiere. Le guardo inebetito. Improvvisamente mi chiedo se ci sia una telecamera nascosta da qualche parte. Scruto lo specchio. Poi le guardo di nuovo. Non scherzano. Le conosco troppo bene.
- "Cazzaccio Puzzolente?" - domando, squassato dalla rivelazione assurda.
Non avevo mai pensato al potere distruttivo di una cosa buffa. Come dicevano? Una risata vi seppellirà. E io ci sono rimasto sotto.
Di getto, sempre stordito, domando:
-"Ma... non è che si chiama, che ne so... Glande Sporco?..."
-"No babbo... Buli Buli Varra vuol dire proprio Cazzaccio..."
-"Puzzolente. Ok...Beba, Ok. E' tutto chiaro." - la fermo, col palmo della mano alzata, onde evitare il perpetrarsi di questo scempio.
- "Tutto ok, amore?" - mi domanda Luana
- "Tutto ok? Direi di si, amore mio. A parte tua figlia che sta con uno il cui nome è Cazzaccio Puzzolente, si. A parte questo è tutto ok."
- "Visto? Lo sapevo!!! Lo sapevooo!!!" - Beba scappa in camera.
- "Sei contento???" - Luana la va a consolare
- "Eccheccazzo!!! No! Cazzo! No! Non sono contento! Scusa Beba, eh! Scusa amore del babbo... Non sono mica contento! Cazzo.... cazzaccio..." - sprofondo in poltrona
I minuti passano. L'alcool stempera la tensione.
Suonano alla porta. E' lui.

Beba esce correndo dalla camera. E mi fa una linguaccia. Le è passata. Io le faccio una smorfia scema. Vediamo un pò 'sto Buli Buli Varra.

Entra in sala un ragazzo di quasi un metro e novanta. Vestito in maniera assolutamente "normale". Non che mi aspettassi piume in testa, o piedi scalzi. Ma insomma, un pò di abbigliamento scamosciato... Un pò di giacche sfrangiate me le vedevo. Invece questo è un tipo vestito in maniera casual ma elegante. Indubbiamente un bel ragazzo. E la sua pelle...Vabbè quella proprio non me ne frega, ma come faccio a non notare che ha un colore di pelle che è assolutamente identico al mio? Boh! Ma perchè li chiamano pellerossa?
Ci presentiamo. E' un giovanotto brillante. Io e Luana parliamo abbastanza bene inglese, ma pure lui sa qualche parola d'italiano. Sto ragazzo mi garba. Si. E garba pure a mia moglie che ne ammira la bella fisicità elegante. A un certo punto della cena, e dopo molto vino bevuto, mi scordo persino il motivo per cui Buli Buli Varra mi avrebbe dovuto fare incazzare. Vien fuori pure che il ragazzo è ricco. Ha non so bene quanti acri di terra in Arizona. Centinaia e centinaia, migliaia fra mucche e pecore. E' un allevatore di bestiame fra i più forti nel suo paese. E brava Beba... Mica scema la ragazza. E poi... non è che per forza in Italia debbano sapere cosa significhi Buli Buli Varra.
Arrivati quasi a fine cena, Buli Buli Varra si alza in piedi. E ci dice:
- "Ho portato una sorpresa per voi..."
- "Una sorpresa, amore? Ma non dovevi!"- fa Beba, mentre mia moglie squittisce applaudendo come una bambina.
- "Grande Buli Buli Varra! Che ci hai portato, ciccio?" - dico io, quasi trasportato a braccio da Bacco.
- "Sapete come siamo noi americani. Vediamo affari ovunque. Un giorno Beba mi fece sentire un dessert italiano. E io vorrei farne una versione americana. Credo che piacerà molto. E quale migliore banco di prova, potrei avere se non una famiglia italiana?" - dice Buli Buli Varra, sereno e risoluto allo stesso tempo
- "Hai fatto un dolce, Buli Buli Varra? Che caro! E che bella idea!" - cinguetta mia moglie.
- "E lo hai fatto tu? Sei un grande, Buli Buli Varra! Un brindisi!" - sbando.
- "Certo che l'ho fatto io "- risponde sorridendo Buli Buli Varra - "con le mie mani..."
Beba gliele carezza romantica. Poi Buli Buli si china. E dalla scatola di cartone che ha poggiata ai piedi della sua sedia, estrae un fagotto. Un tovagliolo a scacchi bianchi e rossi.
- "Ehi! Very italian, Buli Buli Varra! Ma che dolce è?" - domando, incuriosito da quella forma strana.
- "Non è proprio un dolce "- dice mentre snoda il fiocco che cinge il tovagliolo - "è una specie di formaggio..."
- "Una specie di formaggio?" - domando di rimando io.
In quel preciso istante uno spiffero di vento si insinua dalla finestra lasciata spalancata. Mi raggiunge sul collo. Mi regala un fremito che mi fa riaquistare un briciolo di lucidità.
- "Si. Una specie di formaggio." - risponde Buli Buli.
A quel punto non so bene perchè, ma, come quando il calciatore della squadra del cuore sta per tirare il calcio di rigore risolutivo e tu ti volti da un altra parte, io mi giro e guardo Luana e Beba.
Buli Buli Varra apre il fagotto.
Vedo Luana e Beba rimanere con la bocca aperta. L'espressione è indefinibile.
Mi volto al rallentatore verso il centro della tavola.
Osservo il tovagliolo a quadri bianco e rosso.
Al cui centro svetta una ricotta.

Buli Buli Varra, aka Cazzaccio Puzzolente, ci ha fatto la ricotta. Con le sue mani.

Il silenzio cala sulla sala. Buli Buli Varra, sfocato dal mio cono visivo distorto, in piedi, di fianco a me, annuisce ancora, oroglioso e solenne.

Non so quanto restiamo paralizzati in quella scena.
A contemplare la ricotta di Cazzaccio Puzzolente.
Istanti.
Secondi che sembrano ore.




mercoledì 6 ottobre 2010

Se volete venire in una Passera, venite a Firenze ( calmi, che avete capito!?!? )




Riprendendo in mano questa categoria, che abbiamo per motivi di tempo un po’ accantonato, ci è venuta voglia di dargli un’impronta più delineata, trasformandola in una sorta di guida culinaria personale.Per fare questo partiamo dove se non da Firenze? Citando per primo un locale che non per forza rappresenta il top, per quello ci riserviamo forse di stilare una classifica finale.
Comunque sia, uno dei motivi per visitare Firenze è che qui si trova Piazza della Passera. Si, avete letto bene: noi non ci si fa mancare proprio nulla. In realtà è un nome "acquisito" poiché in origine si chiamava Canto ai quattro leoni. Legato al "popolano" nome diventato poi ufficiale, ci sono due fonti controverse. Secondo una tradizione, la piazza si chiamerebbe così perché nei pressi vi era un famoso bordello attivo fino al 1920 mentre un’altra attribuisce il nome ad un evento che vede come protagonista una passera che fu raccolta sofferente da alcuni bambini che cercarono di curarla. Questa opera caritatevole però segnò il diffondersi della peste attribuendo alla passera la responsabilità, quale untora, per la trasmissione della pandemia che fece più di 40.000 vittime. A voi la scelta di credere più o meno ad una o all’altra così come abbiamo fatto noi.
In questa piazzetta, che si trova oltr’Arno, nei pressi di palazzo Pitti e Ponte Vecchio, potete trovare l’osteria tripperia il Magazzino, i più famosi e belli ( e ingiustificatamente cari ) 4 Leoni, c'è Cinque e Cinque, locale in cui gustare la cecina, una focaccia di reccomagistrale e diversi piatti bio. Non ultimo c'è una gelateria piccina picciò, davvero carina.




Oggi parliamo de “Il Magazzino”. Locale piccolo ed accogliente, durante la bella stagione potete pranzare all’aperto sulla piazza, personale gentile, menu semplice dove potete gustare diversi tipi di piatti della tradizione contadina come la trippa alla fiorentina ( secondo alcuni, fra le migliori in città ), i coccoli, pappardelle alla lepre, il lampredotto, di cui, per chi non lo conoscesse, riporto un link http://it.wikipedia.org/wiki/Lampredotto proposto in diverse versioni, bollito con le salse, al cartoccio con verdure e fritto. Il tutto annaffiato da un ottimo vino da poter scegliere al bicchiere o alla carta da un elenco di tutto rispetto essendo il loro pezzo forte.
Ci accomodiamo al tavolo, tovagliette di carta, quadri che ritraggono la passera (e cosa altrimenti?) e come vicini di “banco” una selezione formidabile di bottiglie di vino e gli immancabili Giapponesi.
Ordiniamo come antipasto i coccoli, (impasto di pane fritto, serviti caldi con prosciutto toscano e stracchino che rappresentano un piatto gioviale e se ben riuscito un vero toccasana per il palato e l’umore).




una insalata mista (non troppo abbondante!) servita in un cestino di parmigiano buonissimo, il lampredotto al cartoccio con verdure miste.






Abbiamo annaffiato il tutto con mezzo litro di vino della casa imbottigliato con tanto di etichetta (raffigurante la passera) del ristorante direi discreto e una porzione di schiacciata con l’uva (dolce tipico di questa stagione. Paghiamo all’incirca 20 euro a testa e usciamo direi soddisfatti oltre che allegri!!!

Questo post mi torna utile per allegare la ricetta della schiacciata con l’uva ", fatta alla mia maniera ;-)
Ingredienti:


Per la pasta:
400 gr di farina 0
10 gr di lievito di birra fresco
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
1 cucchiaino raso di sale
4 cucchiai di zucchero
270 gr di acqua circa

Per la farcia:
1 kg di uva nera da vino (più abbondate e più diventa sugosa!!!)
6 cucchiai di zucchero
olio extra vergine d'oliva
ed ingrediente facoltativo semi d'anice a piacere.

Procedimento:

Unite gli ingredienti per la pasta in un recipiente mescolandoli insieme, procedete poi impastando sulla spianatoia l'impasto con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo che non si incolli alle mani. Riponete l'impasto ottenuto nuovamente nel recipiente infarinato praticategli una incisione con il coltello a forma di croce (per agevolare la lievitazione) copritelo con un canovaccio e riponetelo in un luogo asciutto per almeno due ore.

Una volta lievitato l'impasto dividetelo in due parti e procedete stendendo la prima parte nella teglia del forno in cui avete precedentemente riposto un foglio di carta da forno. Una volta stesa la prima parte di pasta ricopritela con poco più della metà degli acini d'uva, spolverateli con 3 cucchiai di zucchero ed un filo d'olio. (ps. gli acini dovrebbero essere senza semi, per non incorrere in scrocchiamenti sotto i denti, ma siccome non si trova tanto facilmente l'uva senza semi avete due alternative, la prima è tagliare i chicchi eliminando i semi ma senza sprecare una sola goccia di succo, oppure ve ne fregate e constaterete che non infastidiscono più di tanto!!). Prendete poi l'altra parte di impasto steso e riponetelo sopra all'uva chiudendo i bordi della vostra focaccia incalzando la parte sottostante di impasto sopra a quello superiore facendolo aderire e premendo. Praticate qualche buchetto sulla superficie con la forchetta e disponetevi un'altro strato di uva, zucchero e olio. Infornate la schiacciata nel forno ben caldo 180 - 190 gradi per almeno mezz'ora. Una volta cotta, tagliatela e gustatela appena tiepida è buonissima!!! non preoccupatevi troppo per l'imbrattamento della bocca, una buona compagnia vicina provvederà con gusto a ripulirvi.
SLURP!


Yin






martedì 5 ottobre 2010

Interferenza Erotica nr. 3 !!! ( Dominance and Submission )


click on the image


Yin in uno dei suoi momenti di divertimento bi ( a me spetta solo il "triste" compito di guardone... sigh...! ).

Ora, il titolo è copiato pari pari da una vecchia canzone dei Blue Oyster Cult, ma il pezzo era troppo rock and roll.

Volevo roba più feticista. Roba depravata che balena nel buio. Velluti e broccati.

David Bowie con le sue Lercie Lezioni del Cuore ci sta a pennello.
Arrangiamento da urlo e con uno dei più grandi assoli di pianoforte a coda che io ricordi in una canzone rock ( thanks Mike Garson ).

"Oh Paddy I think I lost my Way
Paddy... What a fantastic death abyss!
Tell the others..."




Bowie the heart's filthy lesson
Caricato da animanga2. - Guarda altri video musicali in HD!

lunedì 4 ottobre 2010

Un Martini cocktail a un Martire del Cock

Sono sempre rimasto affascinato da chi dilapida tutto sull'altare del vizio. Se poi l'altare è la donna, onore e gloria imperituri a lui.
Non aspetterò che tu muoia per cantare le tue gesta.
Mio Eroe vigliacco e grandissimo Solcatore di Sorche.
Tu, traccia la traiettoria e noi ti seguiremo, su e giù per i morbidi declivi.
Ci sarà sempre un altra buca in cui buttarla dentro e un ferro 2 pronto a essere sfilato dalla sacca.

Yang


venerdì 1 ottobre 2010

Meccanica Sentimentale ( una piccola chicca scusandoci per l'assenza )

Siamo noi che creiamo l'amore.
Siamo sempre noi che concepiamo un amore che ci abbandoni?
Per aver sempre qualcosa da rimpiangere, e una catarsi in cui annullarsi?
Lo slancio con cui rincorriamo qualcosa che noi abbiamo idealizzato, a cui noi abbiamo dato ali, quel concernimento verso l'altro è un ripiegarsi su se stessi?





Si consiglia di spegnere le luci e ascolare in cuffia.
Questa alchimia è un balsamo per l'udito e per la vista.

Solo per i possenti e delicati muscoli cardiaci dei nostri amici esploratori,
Cornelius: "Omstart"

giovedì 23 settembre 2010

Egocentrismo e amore


L'infausta chronica di Ludmilla

Ludmilla era la bella figlia del principe del feudo Sbavo Orsomandi.
Le sue virtù eran cantate da tutti i giovinotti di quei luoghi.
Algida, colta, e di signorilità innata, con la sua beltà e vocazione artistica era la più bramata da tutti i cavalieri.
C'era chi si sfidava a duello per il suo cuor immacolato e perfetto. Lei assisteva alle tenzoni con il distacco che possiede chi sa di potere aver tutti ai suoi piedi.
Ma l'Inaspettato stava per bussare alle porte della sua esistenza sotto forma di "Bel Tenebroso": mentre si recava alla Chiesa dell'Annunziata vide passare un Uomo. Rimase colpita dal fatto che quel cicisbeo parve non dedicarle la minima attenzione.
Chi era costui? Come non poteva esser rimasto incatenato al suo fascino?
Lo rivide la domenica seguente, e il Bel Tenebroso ebbe per lei il medesimo atteggiamento di noncuranza. Ludmilla tornò alla sua magione col cuore in tormento. Mai aveva visto un cavaliere sì bello e invincibile. Si decise che avrebbe avuto quell'eroe a tutti i costi.
Un giorno, mentre sospirando contemplava le gocce di pioggia che cadevano sulla finestra, vide il Bel Tenebroso camminare nella tempesta. Mossa dal desio e dalla compassione, si sporse sul balcone e lo chiamò:
-"Cavaliere! Cavaliere!!! Venga in casa mia che piove!"
-"E perchè dovrei? Piove anche qui fuori!", fu la criptica risposta del Bel Tenebroso, che pronunciate quelle parole, si allontanò sotto il temporale.

Ludmilla non si riprese più da quel diniego.
Quell'uomo l'aveva rifiutata. Tutte le certezze che lei aveva, si sgretolavano. Il pensiero di un gentiluomo così fiero e indomito la vinse.
Dopo tre settimane Ludmilla, morì, col cuore trafitto dalla ferocia dell'amore impossibile.



Solo che, piccolo particolare, il Bel Tenebroso, che lei dall'alto del suo piedistallo di vanità aveva innalzato a un livello divino, in realtà non era che un povero imbecille.
La risposta di lui, che Ludmilla aveva interpretato come partorita da un animo tormentato ed enigmatico, in realtà era semplicemente la replica di un idiota che credeva che piovesse pure nella casa dove lei lo aveva invitato. Allora tanto valeva star fuori.
Ludmilla muore a cagione di un coglione.

Ah... l'Ego!
Quante vittime miete l'egocentrismo delle persone? Quante volte ci siamo resi conto di riporre nel prossimo speranze che più vengono disattese, più collocano su una specie di trono la persona cui richiediamo attenzione?
E' l'egocentrismo, baby! Quello che fa pensare che "se quello non considera una strafica come me, deve per forza essere un uomo abituato a frequentare ultrafiche. E io posso essere, anzi, io sono un ultrafica!!!".
Ecco perchè spesso le donne si innamorano degli stronzi.
Maggiore è l'ego della donna, maggiore è la ferita che le provoca l'esser rifiutata. E maggiore è il dolore, più lei si aggrapperà alle mani dello stronzo di turno, per aver ragione di quel diniego.
Se l'egocentrica ammette di essere attratta da un banale coglione, non fa altro che dare della cogliona a se stessa. Esercizio di penitenza impossibile per l'autoindulgenza tipica di chi è egocentrica. Che preferirà pertanto idealizzare la coglionaggine dello stronzo, trasformando la sua dabbenaggine in misteriche virtù che solo la rifiutanda è capace di intravedere sotto quella glassa di merda.
Ecco fatta la magia: la merda diventa oggetto del desiderio.
Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava; alcune donne trasformano in oro lo stronzio.
Yin mi dice che questa cosa succede ne più ne meno anche agli uomini egocentrici.
In buona parte è pur vero. Tant'è, io credo che l'uomo abbia un indole razionale che la donna, votata all'intuito e all'istinto non abbia, o abbia comunque in misura minore.
L'uomo, trova nella incessante impellenza propulsiva del suo cazzo una valvola di sfogo ( metafora calzante ), che fa si che l'istinto torni presto sotto il livello di guardia.
Ecco perchè secondo me ( secondo me ), alla quinta sega che un uomo si spara per la bella e impossibile figa, l'uomo cambia target, mediando fra impulso e ragione.
Al contrario, secondo me ( secondo me ), più mulinelli si abbatteranno sul monte di Venere e più una donna si esalterà nella indomita caccia allo stronzo ( le emozioni post orgasmiche, sono opposte fra uomo e donna ).

Mi rendo ben conto di quante diramazioni questo trattatello antropologico possa prendere, ma mi fermo qui, lasciando ai vostri eventuali commenti il timone che farà da guida a questa traccia.

Gong!

Yang

La sinapsi malata: "My sweet prince" dei Placebo, un valzer al rallentatore, rarefatto e tristissimo. Quello che fa venire i brividi di questa canzone è che è cantata da un uomo, ma il testo vede "lei" parlare in prima persona. E' come se lui, che l'ha tradita 1000 volte, si mettesse nei panni di lei. Ed è lei che si prostra ai suoi piedi, implorandolo di ricordarsi semplicemente che lui è il suo unico principe. Seppure le abbia fatto vedere l'inferno, e lei sia sul punto di abbandonarlo una volta per tutte, glielo ricorda per l'ultima volta. E dopo l'ultima, ancora una volta:
lui è il suo principe.
E il pezzo è di una grandiosità incontenibile. Una delle più belle canzoni della nostra vita.



Non avrei mai pensato che sarei andata più in là di così
Non avrei mai pensato che mi avresti fottuto il cervello
Non avrei mai pensato che tutto questo potesse finire
Non avrei mai pensato che avresti spezzato la catena

Io e te, baby
Ci liberiamo di nuovo di tutto il nostro dolore
Quindi prima che finisca la mia giornata, ricorda:
Mio dolce principe
Tu sei l'unico
Mio dolce principe
Tu sei l'unico
Tu sei l'unico
Tu sei l'unico
Tu sei l'unico
Mio dolce principe