ATTENZIONE: Aggiornamento di giovedì 17 ore 18.30!!!Entro su rEPUBBLICA e per sbaglio col mouse clicco sul banner delle assicurazioni LINEAR, svettanti il gran pavese per il 150esimo compleanno dell'Unità d'Italia...Si apre una finestra. E sulla finestra, che non riesco a chiudere appare la scritta testuale "NON DELUDERE IL TUO BANNER, CLICCA E FAI UN PREVENTIVO CON LINEAR"!!!!!Non deludere il "tuo" banner... il tuo banner... il MIO banner...Maledetti.Maledetti.Maledetti.Ragazzi, innanzitutto scusate per l'assenza davvero dilungata ben oltre quelle che sarebbero state le nostre intenzioni. Abbiamo passato un periodo tostissimo sul lavoro ma adesso sembra tutto a posto. Eccoci qua pronti con un nuovo post.
A costo anche di deludere gli amici che vorrebbero sempre leggere cose ridanciane e spensierate, riattacchiamo subito con un ennesimo strale.
Ma è un attacco a uno dei nostri mezzi di informazione preferiti, e siccome spesso gli spensierati sono destrorsi, magari questo ennesimo momento di incazzatura verrà tollerato meglio.
Stiamo parlando di Repubblica.
Repubblica.it, per la precisione.
Repubblica, giornale di area sinistroide intellettual fighetta, è sempre stato all'avanguardia ( sono progressisti ), in quanto a pubblicità.
Sul loro magazine "Donna" moltissimi anni fa, rimasi basito per una cosa rivoluzionaria:
l'intercalare della pubblicità.
Forse i più giovani non lo sanno, ma prima di quest'era consumista, le pubblicità non interrompevano mai un articolo o una rubrica.
Si parlava di guerra, e al termine dell'articolo si stava ben attenti a collocare una pubblicità che non fosse troppo discrepante col tono drammatico dell'articolo precedente.
Su quel numero di "Donna", mi trovai una pagina pubblicitaria di un gelato, che interrompeva il flusso di parole su un reportage sulla miseria africana.
Shoccante!
Chi ci fa più caso adesso?
Ma a volte, per quanto larga possa essere la tazza del wc, la pisciata inonda tutto.
Ultimamente siamo ben oltre il livello di tolleranza a questo tsunami di beni di consumo.
E proprio in questi giorni terribili per quello che sta vivendo il Giappone, uno spererebbe in un minimo di ritegno.
Un sussulto di dignità.
Macchè.
Oggi ho aperto Repubblica.it e sotto le finestre aperte è comparso l'ennesimo pop-under. Perchè adesso si sono fatti furbi.
Il pop-up ti appariva davanti: lo cliccavi e lo scacciavi come una mosca fastidiosa.
Il pop-under invece ti resta latente sul computer. Lo vedi comparire come una blatta, da sotto il mobile. Chiudi le finestre e te lo trovi li.
In questo caso, era una pubblicità di una assicurazione sulla la casa.
L'ennesimo geniale corredo a un articolo sul terremoto. L'avevano già fatto col terremoto di Haiti. Sicchè dovremmo esserci abituati, evidentemente.

Questo qua sotto era un piccolo collage che avevo fatto mesi fa riguardo una pubblicità di un fuoristrada, che faceva da antipasto a un video di un autobomba trovata a New York.


Questo sopra invece era il background banner che compariva guardando l'incidente a Kubica ( Autoscout!!! )
Se uno guarda un qualsiasi video della catastrofe giapponese, arriva il trailer del prequel di "Amici Miei".
A noi questo modo di speculare su tutto fa venire il voltastomaco.
Forse siamo all'antica.
Forse è l'ennesimo rigurgito moralista di una coppia con nostalgie dei bei tempi andati.
O forse ( è una possibilità ) noi andiamo nel culo alla maggioranza di chi ci accusa di moralità un pò demodè.
"Once you find yourself on the side of the majority it's time to pause and reflect" ( Mark Twain )
Per chi avesse dubbi, la maggioranza è li fuori.
Prona.
Qui, saremo anche tutti ( o una buona parte ), incazzati. Ma è una riserva. Un rifugio di lupi idrofobi.
E tutto la fuori è così anestetizzato, assuefatto, emotivamente impermeabile, che preferirò sempre un minimo rigurgito di indignazione, alla piattezza dell'elettrocardiogramma di un gregge di pecore defunte.
Superior stabat lupusYang
La sinapsi ( ben poco ) malata: Talk Talk "After the Flood".
Un gruppo che arrivato velocemente al successo commerciale in virtù di un talento compositivo eccezionale, sparì dalle scene in una specie di catarsi con due album finali che sono un implosione intimista di potenza rarefatta.
Il larsen ( il fischio della chitarra ), che parte ai 4.00 e dura quasi un minuto su un unica dissonante nota, è per me, uno degli assoli più belli mai "sentiti".